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Genesi di un libro (e di un’amicizia)

Il sindacalista e scrittore Follonichese racconta in questo articolo il suo incontro con il fotografo Carlo Tardani e la nascita del volume fotografico “I 10 anni che sconvolsero l’Isola”
Carlo Tardani ©Alex Innocenti

di Silvano Polvani

FOLLONICA. Carlo lo incontro al bar del “Il Banda”, il ritrovo per eccellenza dei senzunesi doc dopo che negli anni hanno chiuso sia “il circolino” che “il Bersagliere”. C’è da finire il lavoro fotografico sulla Concordia, da tradurre i suoi scatti in una mostra fotografica accompagnata da un catalogo. Un impegno che Carlo custodisce da anni. Da subito infatti si recò all’isola del Giglio nei giorni del disastro, per immortalare nei suoi scatti le immagini della nave, i lavori per il suo trasferimento e in particolare i volti della gente, riprendendone i sentimenti.

Sono stati anni di raccolta, di visioni da più prospettive, un paziente lavoro dove ha cercato di ricostruire, in un sequenza efficace e suggestiva, il prima e il dopo. Ma è lui che racconta questa storia il cui inizio va ricercato a dieci anni fa.

Quella “trappola mortale per la nave dei sogni”

la copertina del libro fotografico
La copertina del libro

«Era la sera del 13 Gennaio 2012, un venerdì. Mentre stavo guardando il TG3 notte, nel sottopancia dello schermo, apparve la strisciata che informare i telespettatori che di fronte all’Isola del Giglio una nave della Costa Crociere era in avaria. Tutto qui, niente di più niente di meno, una semplice nota informativa che non turbò il mio sonno notturno», ricorda Tardani.

All’indomani, però, fu chiaro l’entità del disastro perché ogni canale televisivo, ogni testata giornalistica, qualunque canale social riportava in caratteri cubitali la tragedia della Concordia. Ricordo un titolo in particolare, quello di uno dei due più noti giornali nazionali: “Trappola mortale nella nave dei sogni“. Ora, io che da circa 40 anni cerco e racconto storie con la macchina fotografica, questa volta avevo la possibilità di documentare, a pochi chilometri da casa mia, il più grave disastro della marineria italiana, di cui si sarebbe continuato a parlare negli anni a venire», continua Tardani.

«Impossibile raggiungere l’isola per non intralciare i soccorsi che furono rapidi e imponenti. Poi, ormai, le foto sul disastro troneggiavano su tutte le prime pagine e aprivano ogni speciale televisivo, quindi inutile cercare di fotografare quello che ormai già mezzo mondo aveva visto e fotografato».

Il viaggio al Giglio un anno dopo e l’incontro con il relitto

«Ovviamente da allora continuai a seguire tutta la vicenda, poi un anno dopo, un po’ per curiosità, un po’ per rendermi personalmente conto, insieme a mia figlia Allegra decidemmo di trascorrere qualche giorno al Giglio.

L’incontro con la vista del relitto fu impressionante.

Il relitto della Concordia foto Carlo Tardani
Il relitto della Concordia in una foto del libro

Già dal traghetto, a poche miglia dall’isola, la mole imponente della Concordia celava alla vista una parte del paese e considerai perfetta la definizione che del relitto aveva dato Adriano Sofri in un reportage pubblicato sul Corriere: “…pareva un cetaceo spiaggiato”. Feci qualche foto, ma non ero certo soddisfatto del risultato perché stavo scattando cose che avevo già abbondantemente visto e rivisto. Con mia figlia, decidemmo, quindi, di fare i turisti andando oltre Giglio Porto, dove la quasi totalità dei visitatori si fermava, per raggiungere Giglio Castello che imponente si stagliava verso il cielo al centro dell’isola.

Prendemmo un motorino a noleggio e, mentre percorrevamo la salita che ci avrebbe portato verso l’antica rocca aldobrandesca, mi resi conto che da ogni angolo, da ogni anfratto o curva si vedeva e si stagliava l’imponente mole semisommersa della nave. Dall’alto, il mar Tirreno pareva un enorme piazza e ciò che rimaneva della Costa Concordia apparve ai miei occhi come un gigantesco monumento alla stupidità umana, causa del disastro».

Il lavoro per mettere a confronto i 10 anni di cambiamenti all’Isola del Giglio

«Nel corso degli anni ho continuato a seguire questa intuizione attraverso tutte le fasi, dalla stabilizzazione alla rotazione, dal rigalleggiamento fino al viaggio verso il porto di Genova dove la nave è stata definitivamente smantellata. La mole fotografica è stata considerevole e quindi ho pensato di utilizzarne una buona parte per documentare il ritorno alla normalità dello skyline del Giglio.

Due vedute del Giglio con la Concordia e dopo
Due vedute del Giglio con la Concordia e dopo

Ho rifotografato buona parte degli scorci dell’isola costruendo un dittico che metteva a confronto il prima, con la nave bene in vista e il dopo senza il suo minaccioso profilo. Le foto che fanno parte della mostra sono il risultato del mio lavoro, per gran parte inedito perché ho pazientemente atteso una occasione importante come l’anniversario del decennale per farle uscire dagli archivi e presentarle pubblicamente».

Dell’Isola Carlo Tardani racconta:

«Ormai conosco il Giglio in ogni suo anfratto. Ci vado da una decina d’anni, ho continuato ad andarci anche quando i riflettori su l’isola si sono spenti. Qui mi sento a casa, si respira aria familiare, piccoli negozi, pescatori che aggiustano le loro reti sul marciapiede, cortili che rubano spazio a vicoli stretti. Ovunque si vede il mare, intorno, sopra e anche sotto, orizzonti senza fine, che si perdono a vista d’occhio. E poi il vento che scolpisce e plasma l’arenaria, alcune volte ti accarezza altre ti strattona quasi sempre ti racconta storie che produce la tua fantasia.
E ovunque la natura la fa da padrona».

La mostra sarà presentata nella Sala Pegaso del Palazzo della Provincia, il 15 gennaio alle 11. 

 

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