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Insegnanti no vax, lezioni a rischio

Dal 15 dicembre il personale della scuola deve avere il green pass “rafforzato” per andare al lavoro. Nei primi giorni diverse le cattedre vuote in Maremma
Un gruppo di studenti in classe

GROSSETO. Dal 15 dicembre insegnanti e personale non docente possono entrare a scuola solo con il cosiddetto green pass “rafforzato”. Dunque solo se vaccinati o guariti dal Covid, non basta più la carta verde “base” ottenuta con il tampone.

A stabilirlo è il decreto legge 172/2021, “Obbligo vaccinale per il personale della scuola”, ovvero tutti coloro che lavorano nel «sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale e dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore», si legge all’articolo 2.

Per chi è sprovvisto di green pass rafforzato, esattamente come accade per il personale sanitario, scatta la sospensione senza stipendio – in questo caso per sei mesi o fino a quando non viene assolto l’obbligo vaccinale – a meno che non presenti la documentazione sanitaria che attesta l’impossibilità a vaccinarsi o prova che è stato preso l’appuntamento per la prima dose. Con la sospensione la scuola può subito assegnare la supplenza.

A rimetterci saranno i ragazzi

Se il provvedimento rafforza la battaglia contro il Covid, proprio in uno degli ambienti nevralgici come la scuola, dall’altra parte ha messo in croce – di nuovo – dirigenti, insegnanti “pro-vax” e famiglie, alle prese con le cattedre lasciate vuote dagli irriducibili anti-vaccino e i conseguenti equilibrismi per garantire lezioni regolari. A rimetterci saranno alunni e studenti, sia per le ore di lezione che perderanno, sia per la continuità didattica che verrebbe a mancare con eventuali supplenze lunghe.

Tutto ciò somma a situazioni che in diversi casi vanno avanti da ottobre, quando è stato introdotto l‘obbligo del green pass base, ottenuto anche solo con il tampone. Ma siccome fare il test ogni due giorni oltre che dispendioso è anche abbastanza fastidioso, alcuni docenti hanno trovato il modo di restarsene a casa. Poi ci si è messo lo sciopero a oltranza proclamato a novembre dalla Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali, andato avanti per quasi 20 giorni.

«Mia figlia senza insegnante di italiano da ottobre». La rabbia di un genitore

Il risultato è quello raccontato da un genitore, che si è rivolto a MaremmaOggi per denunciare una situazione insostenibile, ancora prima dell’obbligo di vaccino. «Mia figlia, che frequenta una scuola elementare a Grosseto – dice l’uomo – è senza insegnante di italiano da ottobre, perché la titolare della cattedra non si vuole vaccinare. Non garantendo la presenza, né la continuità dell’assenza per un determinato numero di giorni, la dirigente non può dare incarichi di supplenza. In tutto questo a rimetterci sono i ragazzi».

Se quello raccontato è un caso limite, in questi primi due giorni di obbligo vaccinale non sono pochi gli insegnanti che non si sono presentati, creando non poche difficoltà a colleghi, ragazzi e dirigenti.

«Questa situazione non potrà durare – dichiara Roberto Mugnai, segretario regionale del sindacato DirigentiScuola – perché, ammesso che qualcuno tra gli insegnanti non vaccinati riesca a trovare un escamotage per non presentarsi a scuola, è pur sempre questione di giorni. Poi o si mette in regola o viene sospeso. Siamo a ridosso delle vacanze di Natale, resta poco più che una settimana di lezione, ma al rientro, non vi è alcun dubbio che ci saranno le condizioni per i dirigenti per sospendere chi non si è vaccinato. A quel punto verranno anche nominate le supplenze, ammesso che si trovino gli insegnanti. Ma questo è un altro problema».

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