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Il “cinghialino”, un milione e mezzo di chilometri in bici

Max Lelli si racconta: l’amore per la Maremma, la carriera e l’amicizia con Marco Pantani. L’intervista sul filo dei ricordi
Massimiliano Lelli è nato a Manciano il 2 dicembre 1967. Inizia come dilettante nel club locale “Il Pedale Mancianese” con a fianco Piero Gobbini, scomparso il 13 maggio 2021, capace di intuirne le naturali potenzialità e avviarlo verso il ciclismo dei grandi. Diventa professionista alla fine degli anni 80 indossando, nel tempo, le maglie dell'Atala, Ariostea, Mercatone Uno, Saeco e Cofidis. E' 1989 quando centra il primo obiettivo aggiudicandosi una tappa della Tirreno – Adriatico. L'anno dopo partecipa al mondiale di Utsunomiya in Giappone, al Giro d'Italia del 1991 è primo in due tappe in montagna, Monviso e Selva di Val Gardena, chiudendo il Giro al terzo posto. Nello stesso anno vince il Giro di Toscana e diventa azzurro ai Mondiali su strada di Stoccarda. Si guadagna in volata la tappa di Locorotondo al Giro di Puglia (1992); nella competizione rosa del 1993 Lelli è nella rosa dei migliori atleti italiani classificandosi al quarto posto. Nello stessa stagione vince per la seconda volta il Giro di Toscana. Prevale nella Settimana Bergamasca e nel Campionato italiano a cronometro (1995); è il primo italiano a vincere il Giro di Portogallo nel quale consegue anche sei tappe (1996); vince il Gran Premio di Philadelphia (1997). Si trasferisce poi alla squadra francese Cofidis con la quale corre il Tour de France e la Vuelta conquistando piazzamenti di rilievo. Nella sua carriera Lelli ha partecipato a 14 Tour, nei quali si è aggiudicato la crono a squadre per l'Ariostea. Il suo miglior piazzamento finale al Tour de France lo firma nel luglio 2002 arrivando quattordicesimo, secondo italiano dietro Ivan Basso. L'anno successivo chiude il Tour al quindicesimo posto e vince il Tour de Limousin. E’ il 2004 quando Max Lelli termina la carriera come ciclista professionista ed inizia la sua nuova vita come organizzatore di gare ed eventi in bici, che lo vedono coinvolto in manifestazioni di vario tipo. Il comune di Manciano dedicò al “Cinghialino” la cerimonia della “Bici appesa al chiodo”, in segno di stima e ringraziamento per le soddisfazioni regalate al paese.
Max Lelli

di Giancarlo Mallarini

MANCIANO. Lo chiamavano “Il Cinghialino” – gli spagnoli “El Cinghiale de la Maremma”. Il soprannome lo ha accompagnato per tutta la sua, luminosa, intensa carriera nel mondo professionistico del ciclismo su strada dove ha vissuto 9 volte il Giro d’Italia, 14 Tour de France, 5 Vuelta di Spagna, 9 Milano Sanremo, 2 campionati del mondo. Scalatore e cronoman è stato uno dei migliori ciclisti italiani per le grandi corse a tappe.

Un fuoriclasse nella locanda per ciclisti

Dal 10 gennaio di quest’anno ha assunto la carica di consigliere regionale della Federazione Ciclistica Italiana Toscana. Si chiama Massimiliano Lelli. Vive e lavora nella sua Maremma, tra le colline della Marsiliana, nel comune di Manciano, dove si è rigenerato in moderno e serio imprenditore, prima costruendo biciclette, poi inventandosi “Il Raduno”, la locanda per ciclisti, organizzando eventi sportivi all’insegna della solidarietà, insegnando il mondo delle due ruote a chi è appassionato di questo duro e popolarissimo sport. È sposato con Michela, ha due figlie, Isabella e Clarissa. Ma, soprattutto, non ha mai smesso di salire in sella.

Max Lelli con Ambra Sabatini
Max Lelli con Ambra Sabatini

«Facendo un rapido calcolo percorro circa 20mila chilometri all’anno – dice con la tipica espressione soddisfatta – finora nella mia vita ne ho percorsi quasi un milione e mezzo. Se mi soffermo a pensarci mi gira la testa. Fisicamente mi sento bene – sorride – quando correvo riuscivo a fare 9 chilometri su una salita del 6 per cento in 23′, adesso in 26′. La differenza mi piace ed è il risultato calibrato di mia figlia Isabella, biologa nutrizionista. Personalmente, dopo anni di sacrifici ogni tanto mi piace uscire leggermente dai binari».

Lelli e la Maremma, un binomio indissolubile?

«Diciamo un nodo impossibile da slegare. Qui sono nato, qui continuerò a vivere. È un territorio magico per il ciclismo con percorsi misti, per il tempo, il fascino che ti circonda. Qui ho ricordi personali stupendi tra cui mia nonna, che purtroppo non c’è più. Lei è stata la mia bussola, la luce da seguire, il mio direttore sportivo. Ho girato il mondo intero, ma la Maremma è la terra più bella che conosco».

Adesso Lelli è diventato imprenditore. Cosa significa?

«Ho pensato e varato una tipica locanda per ciclisti dove riposarsi in tranquillità e serenità dopo una giornata di allenamenti o escursioni. In pratica sono un pioniere in questa attività chiamata “Il Raduno”. Qui insegno la tecnica e la tattica dell’andare in bici a chi vuole capire meglio il ciclismo e garantisco assistenza tecnica per tutti i tipi di bicicletta. Organizzo tutta una serie di eventi in bici tra cui la Tirreno -Adriatico per tutti quelli che desiderano gustare le bellezze dell’Italia. A fianco a me ho un team molto affiatato e capace».

Max e Petronio
Max e Petronio

Alle spalle anche una parentesi come telecronista Rai seguendo le corse.

«Non è stato un periodo positivo. Non era un ambiente in sintonia con il mio carattere. A volte, invece di mettermi a mio agio, riuscivano a mettermi i bastoni nelle ruote».

Il nome Pantani ti emoziona?

«È un nome che porto nel cuore, un amico, un confidente, un grandissimo campione. La Maremma lo stuzzicava, ci veniva spesso per allenarsi, ci restava anche una settimana. Ho un ricordo ancora luminoso e simpatico. Un giorno decide di andare alle terme, sotto le cascate. Per mimetizzarsi si mise una parrucca ed era simpaticissimo. Al ritorno mi disse che mezz’ora sotto quell’acqua equivaleva a 2 ore di massaggi. Passammo la serata a ridere, a sentirci amici».

La carriera di un campione

Massimiliano Lelli è nato a Manciano il 2 dicembre 1967. Inizia come dilettante nel club locale “Il Pedale Mancianese” con a fianco Piero Gobbini, scomparso il 13 maggio 2021, capace di intuirne le naturali potenzialità e avviarlo verso il ciclismo dei grandi. Diventa professionista alla fine degli anni 80 indossando, nel tempo, le maglie dell’Atala, Ariostea, Mercatone Uno, Saeco e Cofidis.

È il 1989 quando centra il primo obiettivo aggiudicandosi una tappa della Tirreno – Adriatico. L’anno dopo partecipa al mondiale di Utsunomiya in Giappone, al Giro d’Italia del 1991 è primo in due tappe in montagna, Monviso e Selva di Val Gardena, chiudendo il Giro al terzo posto. Nello stesso anno vince il Giro di Toscana e diventa azzurro ai Mondiali su strada di Stoccarda. Si guadagna in volata la tappa di Locorotondo al Giro di Puglia (1992); nella competizione rosa del 1993 Lelli è nella rosa dei migliori atleti italiani classificandosi al quarto posto. Nello stessa stagione vince per la seconda volta il Giro di Toscana.

Prevale nella Settimana Bergamasca e nel Campionato italiano a cronometro (1995); è il primo italiano a vincere il Giro di Portogallo nel quale consegue anche sei tappe (1996); vince il Gran Premio di Philadelphia (1997). Si trasferisce poi alla squadra francese Cofidis con la quale corre il Tour de France e la Vuelta conquistando piazzamenti di rilievo. Nella sua carriera Lelli ha partecipato a 14 Tour, nei quali si è aggiudicato la crono a squadre per l’Ariostea. Il suo miglior piazzamento finale al Tour de France lo firma nel luglio 2002 arrivando quattordicesimo, secondo italiano dietro Ivan Basso.

L’anno successivo chiude il Tour al quindicesimo posto e vince il Tour de Limousin.

È il 2004 quando Max Lelli termina la carriera come ciclista professionista ed inizia la sua nuova vita come organizzatore di gare ed eventi in bici, che lo vedono coinvolto in manifestazioni di vario tipo. Il comune di Manciano dedicò al “Cinghialino” la cerimonia della “Bici appesa al chiodo”, in segno di stima e ringraziamento per le soddisfazioni regalate al paese.

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