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I tentacoli della mafia sulla Maremma

Uno dei collaboratori di giustizia

GROSSETO. Gli appetiti della mafia non sono ancora stati saziati in Maremma. Ne è certo il giornalista Pietro Mecarozzi, che si è aggiudicato il premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo con il documentario “Spotlight, Maremma felix”. Documentario che parte da Follonica, dagli episodi di estorsione e minacce subite da alcuni imprenditori che hanno provato a resistere agli assalti. Per finire sulla Costa d’Argento, dove sono sbarcati gli oligarchi russi con le tasche piene di soldi in contanti che transitano da società offshore. E che spesso, non lasciano tracce.

Il metodo mafioso

Arietto Giovannetti è il secondo imprenditore intervistato da Mecarozzi. In Maremma la sua vicenda è nota: aveva alcune ditte a Follonica, ospitate in tre capannoni intestati a una società che faceva capo al commercialista Evans Capuano: Giovannetti  fu aggredito, preso alle spalle e picchiato. Perse l’occhio destro: era nello studio del suo commercialista. Poi, piano piano, gli furono portate via le sue aziende: quella di telefonia, il Paese dei balocchi, il ristorante. Le fiamme di un incendio distrussero uno dei capannoni, della pizzeria trovò la serratura cambiata.

I capannoni presi in affitto da Giovannetti
I capannoni presi in affitto da Giovannetti

 

Giovannetti ebbe il coraggio di denunciare e a Grosseto si aprì il processo contro i suoi estorsori: la procura della direzione distrettuale antimafia contestò a tutti l’aggravante del metodo mafioso, aggravante che però, come ribadisce lo stesso commercialista Evans Capuano nella breve intervista rilasciata a Mecarozzi, è venuta meno.  Intervista che si interrompe non senza un po’ di nervosismo.

A Follonica, quello di Giovannetti sembra non essere un caso isolato. È qui che è stato sparato contro l’auto di Massimo Ghini, presidente del campeggio Il Veliero, dopo che una donna si era presentata nella struttura turistica per «portare un’ambasciata». «Volevano comprare il campeggio – dice l’imprenditore – ma l’assemblea dei soci aveva detto di no».

Il colpo sparato contro l'auto di Massimo Ghini
Il colpo sparato contro l’auto di Massimo Ghini

Un rifiuto che evidentemente, a chi aveva messo gli occhi sul campeggio, non era piaciuto.

I soldi dei padroni della droga da lavare

Sarebbero i soldi della droga, quelli delle estorsioni, quelli del pizzo ad essere lavati in Maremma dalle famiglie affiliate alla mafia e alla camorra. Lo spiega uno dei suoi componenti: con il passamontagna in testa e la voce contraffatta svela un sistema del quale i segnali possono essere colti senza grosse difficoltà. «C’è stata una sola persona – dice il sindaco di Follonica Andrea Benini – che in pochi mesi ha aperto quattro o 5 ristoranti tra la nostra città e Piombino, mettendo i soldi in contanti sul tavolo».

Il boss Gaspare Mutolo è stato mandato al confino in Maremma. Qua ha vissuto a lungo Giuseppe Di Girolamo, Beppe O’ Biondo, camorrista e trafficante di cocaina, che è stato proprietario di un albergo a 4 stelle e aveva beni immobili per centinaia di migliaia di euro. E ancora, la famiglia Papa, arrivata a Follonica nel 2015 per lasciarsi alle spalle un passato ingombrante nella speranza di restare anonima.

Gaspare Mutolo
Gaspare Mutolo

Anonimato durato poco: il 13 aprile 2018, Raffaele Papa sparò e uccise Salvatore De Simone, ferì in maniera gravissima la farmacista Paola Marinozzi e il fratello della vittima, Massimiliano De Simone, ora a processo per usura.

Antonio e Raffaele Papa il giorno della sparatoria
Antonio e Raffaele Papa il giorno della sparatoria

«Il cancro mafioso è ancora sotto pelle», dice il giornalista, citando anche gli studi sulle infiltrazioni mafiose dell’istituto Sant’Anna di Pisa. Che definisce la Maremma «Una provincia “babba”», una provincia dove non c’è una mafia così eclatante, ma un territorio dove la mafia è ancora più invisibile. Ma c’è.

Ville da sogno nelle mani degli oligarchi russi

Se Follonica sembra essere l’epicentro degli appetiti di mafia e camorra, i russi hanno rivolto la loro attenzione sulla zona sud della Maremma, dove sono diventati proprietari di ville di lusso acquistate con i soldi passati attraverso varie società off shore.

Oligarchi, amici e collaboratori di Putin, come Igor Rotenberg, diventato proprietario di due tenute all’Argentario e a Roccamare: l’uomo è accusato di aver fatto fallire la società Eggzero di Viareggio, società leader nella domotica che avrebbe dovuto realizzare gli impianti nelle ville dell’oligarca. Il progetto però, sarebbe stato preso e inviato a una società concorrente e la società viareggina, che aveva anticipato tutte le spese, sarebbe rimasta con un palmo di naso.

Rotenberg non è stato l’unico a investire in Maremma: un altro oligarca che ha acquistato una villa da sogno all’Argentario è German Khan, che, per mantenere rapporti di buon vicinato, ha donato al Comune le nuove panchine sul lungomare di Porto Santo Stefano.

La villa di Khan
La villa di Khan

E ancora Mikhail Abyzov, ministro di Medved fatto arrestare da Putin, che aveva acquisito Villa Il Sogno a Massa Marittima o ancora il russo rimasto per ora senza un nome che attraverso un fondo austrico, è diventato il proprietario di Villa Bengodi.

 

 

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