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Gioco illegale, denunciato un tabaccaio

L’uomo avrebbe raccolto scommesse su un sito che non aveva la concessione: sequestrato il pc: rischia sei anni di carcere e una multa da 50.000 euro
Controlli di carabinieri e Adm
I controlli di carabinieri e Adm

GROSSETO.  Due giornate contro il gioco illegale proposte dal Comitato per la prevenzione e la repressione del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela dei minori: dal 16 al 20 novembre 2021, i carabinieri di vari comandi distribuiti sul territorio della provincia, insieme ai funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli (Adm), hanno effettuato controlli congiunti a vari esercizi muniti di autorizzazione.

Controlli in tutta la provincia

Nel corso delle operazioni sono stati controllati 19 esercizi in vari comuni: l’obiettivo è stato quello di verificare la regolare condotta delle attività previste per i punti vendita ricariche dei conti di gioco, necessari per l’accesso alle piattaforme di gioco a distanza dei concessionari autorizzati da Adm.

In una tabaccheria di Grosseto, autorizzata anche alla raccolta fisica di scommesse per un concessionario autorizzato, i funzionari Adm e i militari della stazione carabinieri di Grosseto, hanno constatato la presenza di un pc Notebook usato dal titolare della rivendita. Dall’esame del pc è emersa una frequente attività su una piattaforma di gioco a distanza priva di regolare concessione.

Con la collaborazione del titolare, una volta effettuato l’accesso con l’account in uso, è stata riscontrata una intensa attività di scommesse riconducibile a numerosi “Player” identificati da specifici “nickname”.

I militari insieme ai funzionari Adm hanno sequestrato il pc, ipotizzando il reato di intermediazione di scommesse.

Dopo l’apposizione dei sigilli, l’apparecchio è stato trasferito, in custodia giudiziale, presso la sede Adm di Grosseto dove potrà essere sottoposto a ulteriori controlli e analisi anche da parte dei tecnici della Sogei, partner tecnologico di ADM.

Il titolare della rivendita è stato quindi denunciato alla procura che, successivamente, ha convalidato il sequestro effettuato; la pena per tale violazione prevede la reclusione da tre a sei anni e la multa da 20.000 a 50.000 euro.

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