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Quando sui social manca il rispetto

Due giorni in cui l’addio al barista è stato annunciato, senza verificare. E senza pensare al dolore che stavano causando
Luigi Ambrosio
Luigi Ambrosio

GROSSETO. L’addio a Gigi ci fa riflettere sulla deformazione della diffusione delle notizie, o presunte tali, ai tempi dei social.

E su quanto, per una pulsione che pare irrefrenabile di scrivere e commentare, di essere i primi a dare una notizia, anche se è solo una voce tramandata di bocca in bocca, di chat in chat, si sia perso del tutto il senso del rispetto.

Mercoledì Gigi si è addormentato. In quel reparto di leniterapia dove medici e infermieri lo hanno accompagnato, loro sì con rispetto, fino a quando la vita lo ha lasciato. Due giorni dopo.

Ma sono bastate un paio d’ore e sono apparsi i primi annunci di morte sui social. Amici, mezzi amici, semplici conoscenti, anche qualcuno che ci aveva preso a malapena un caffè nel suo bar in via Ricasoli. Tutti ad annunciare l’addio a un ragazzo amato da tutta Grosseto.

Una catena di notizie false, alimentate l’una dall’altra fino a diventare (quasi) vere. E tutti a mettere cuoricini, frasi fatte, quell’orrendo Rip che non si nega a nessuno. Anche a chi non si è mai incontrato in tutta la vita.

Nessuno si è ovviamente posto il problema se la notizia della morte fosse vera.

E nessuno si è posto il problema di quanto dolore stesse causando ai genitori di Gigi, alla sua bambina, alla mamma della piccola, alla sorella Michela e agli amici, quelli veri.

Nessuno, in sostanza, si è posto il problema di avere un po’ di rispetto. Ma siamo certi che Gigi, dormendo, avrà sorriso a tanta stupidità.

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