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Finto posto di blocco per rapinare un uomo: patteggiano

Tre ventenni nei guai: con i soldi avevano comprato auto e gratta e vinci. La vittima era stata legata e picchiata
I carabinieri durante l'arresto
I carabinieri durante l’arresto

GROSSETO. «Abbiamo fatto quella cosa perché non avevamo i soldi per comprare la macchina e comprare quell’altra cosa»: in auto c’erano due ragazzi, uno di questi si chiama  Ioan Frant, 20 anni, ed è un giovane di origini romene che parla con un suo amico. Erano fermi nel parcheggio del Maremà e non avevano idea che nell’abitacolo era stata installata una cimice e che i carabinieri li stessero ascoltando.

Parlava, raccontando quello che era successo qualche settimana prima sulla strada di Fiumara, quando, insieme ad altri due giovani, Robert Gabriel Cornea, 23 anni e Alexandru Ionut Onalau, 20 anni, tutti e tre abitanti nel capoluogo, avevano inscenato un finto posto di blocco  per rapinare un uomo di origini indiane. Con loro tre era finito nei guai anche Ilie Ulian Cirlan, nato in Romania, 41 anni, rinviato a giudizio per il furto ai danni di un’impresa edile.

Paura sulla strada di Fiumara

Era il 18 novembre 2020 quando i tre inscenarono il falso posto di blocco. Frant, il giorno prima, era andato a La Spezia con un cinquantenne di Castiglione della Pescaia, che avrebbe dovuto portare a Roma 10mila 500 euro in contanti.

Nel pomeriggio del 18 novembre, l’uomo di origini indiane e Frant si presentarono alla stazione dei carabinieri di Marina di Grosseto raccontando che intorno alle 15,20, sulla strada di Fiumara erano stati fermati  da un uomo (che i carabinieri hanno individuato in Onalau), che indossava una pettorina catarifrangente. L’uomo aveva intimato l’alt con una paletta giocattolo e Frant si era fermato, entrando con l’auto in pineta. Da dietro un cespuglio era però uscito Cornea, con il volto coperto da un passamontagna e una pistola in pugno: sarebbe stato lui a minacciare l’uomo per farsi consegnare i soldi, a picchiarlo per poi incappucciarlo e legarlo al sedile dell’auto che era intestata allo stesso Cornea.

I dubbi sulla ricostruzione

Il racconto del cinquantenne di Castiglione della Pescaia non presentava alcuna lacuna. Ma i carabinieri avevano cominciato a insospettirsi dopo aver parlato con Frant: il ragazzo aveva spiegato ai militari di essere stato rapinato anche lui: i malviventi gli avevano portato via un braccialetto. Però non era stato legato, nonostante che nell’auto ci fossero due corde della stessa misura. C’era poi un altro dettaglio, importantissimo per gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro. Il cinquantenne aveva infatti spiegato di aver riconosciuto la voce di Cornea, che il giorno prima era in auto con lui e con Frant nel viaggio verso La Spezia.

Sulla strada di Fiumara, i carabinieri avevano trovato la sera stessa la paletta utilizzata per fermare l’auto. Paletta che il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna aveva descritto nell’ordinanza di custodia cautelare che fu emessa, un mese dopo la falsa rapina, nei confronti dei tre.

«Era un giocattolo talmente piccolo e con il fischietto nella parte terminale – si legge nell’ordinanza – che difficilmente avrebbe potuto essere scambiata per una paletta regolamentare in uso alle forze di polizia. Grazie alle telecamere di Targamanent, il passaggio dell’Alfa Romeo 156 era stato registrato il giorno precedente, quando Frant e Cornea erano andati a prendere l’indiano a Castiglione della Pescaia, e il giorno della rapina quando, prima dell’agguato, avevano fatto un sopralluogo. I tre, pochi giorni dopo la rapina, avevano poi cominciato a spendere quanto si erano divisi: due di loro avevano acquistato due auto, del valore di circa duemila euro ciascuna, e anche un bel numero di gratta e vinci.

Frant aveva ricevuto 4mila 700 euro: duemila euro li aveva spesi per comprare un’auto e altrettanti li aveva spediti al padre. Sua madre però, si era accorta che nelle tasche del figlio appena maggiorenne erano entrati troppi soldi. Lo dice lui all’amico, nell’auto parcheggiata al Maremà: «Mia madre sapeva, gliel’ho raccontato e lei si è messa a piangere».

La sentenza

Robert Gabriel Cornea e Ioan Frant 20 anni hanno patteggiato, sia per la rapina, che per il furto nell’impresa edile rispettivamente due anni, sei mesi e mille euro di multa e due anni, sei mesi e 500 euro di multa. Per la sola rapina ha patteggiato anche Alexandru Ionut Onalau, 20 anni: due anni, due mesi e 20 giorni, più 445 euro di multa.

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