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“Grande grosso e vaccinato”: Dado arriva a Grosseto

Pronto per condividere allegria e sorrisi dal palco, racconta un po’ dello spettacolo e di come sia complice del cambiamento nel mondo della comicità contemporanea
Locandina DADO show
di Federico Catocci
GROSSETO. Atteso a Grosseto, al teatro Moderno, il 31 dicembre, Gabriele Pellegrini, in arte Dado, volto noto del panorama televisivo e teatrale italiano con i suoi spettacoli e sketch comici, sarà in città per contornare con il suo spirito comico la giornata dell’ultimo dell’anno.
Approdato in tv tramite il Maurizio Costanzo Show, per conoscere poi un più grande successo a Zelig, vi è recentemente tornato, nell’edizione 2021, presentata da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada. Decisamente contento di questo ritorno, afferma «Zelig di questo anno è la trasmissione che ha celebrato l’edizione dei numeri più importanti, con Vanessa Incontrada e Claudio Bisio, riscosse un enorme ritorno di pubblico. Quando hanno deciso, a distanza di 15 anni, di ripresentarla, hanno richiamato tutti quelli che hanno contribuito al suo successo».
Locandina Dado show
Davvero un gradito ritorno, ma la comicità è cambiata in questi anni?
«Sì, e mi sento anche un po’ complice di questo cambiamento. La comicità per essere tale, oggi, deve sostenete un ritmo incessante, il format comico ha raggiunto ritmi quasi nevrotici. La ricerca della battuta frequente, della risposta immediata, penalizza la sceneggiatura di una gag.
Mi sento un po’ responsabile per questo, in TV il format prevede questa frequenza e immediatezza, che ho lanciato già dalle prime apparizioni, cantando e facendo battute mentre mi tiravo su le maniche. Probabilmente all’epoca c’ero solo io che proponeva questo genere di comicità. Questo format vicino alla nevrosi, della battuta continua, impedisce lo zapping, e molti colleghi mi hanno confessato candidamente di essersi ispirati al mio modo di fare, a questo ritmo “punto e a capo” incessante».
Secondo lei può essere controproducente per un’artista?
«Dipende, è un tipo di linguaggio. In TV c’è una guerra per accaparrarsi un pubblico che non ha tempo, che spesso ha la mania dello zapping, e questa guerra punta a far rimanere fisso lo spettatore su quel canale.
Come linguaggio ha il suo motivo di esistere, e i social ne sono un’altra dimostrazione. Con il nostro scorrere di notizie, di immagini, di post, replichiamo all’infinito un ritmo incessante ed è importante se qualcuno riesce a catturare l’attenzione, a bloccare per più tempo questo ritmo».
Lei fa riferimento anche ad altri format?
«Per la TV e i social mantengo questo, per il teatro no, il teatro è il luogo dove la drammaturgia la può fare da padrone e si può anche giocare di più con spazio e tempo».
Della sua storia di artista, ha ancora degli artisti, amici, ai quali è molto affezionato?
«Con Mauizio Costanzo ad esempio ci sentiamo spesso, gli mando sempre qualche battuta nuova, è come un parente. Tra i molti ai quali sono ancora molto legato ci sono Ficarra e Picone, eravamo nella stessa agenzia al tempo di Zelig, poi sono rimasto molto legato a Sergio Sgrilli, ma anche a molti artisti romani, come Maurizio Battista, Enrico Brignano, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Alex Britti… Molto mi lega anche a Enrico Luccisano, un autore di riferimento al quale credo di aver insegnato molto, e sono molto contento del suo risultato, se fosse mio figlio sarei il padre più contento del pianeta».
Ma torniamo al presente, come è stato il ritorno alla riapertura dei teatri?
«A settembre, quando è stato possibile, sono tornato subito a teatro. Con le regole del green pass forse tutti non erano pronti, personale addetto compreso, ma abbiamo iniziato. Il primo spettacolo è stato al Teatro Romano di Ostia Antica. Essendo all’aperto c’era la mascherina obbligatoria, c’era chi la teneva e chi no, è stato comunque un bel ritorno. Speriamo tutti di continuare, poi quello che succede a livello legislativo lo si comanda, noi facciamo il nostro lavoro. Ma il mondo del teatro ha più volte dimostrato, anche nella storia, che se qualcuno dovesse decidere di interromperle il nostro mestiere, questo si manifesterebbe comunque in altro modo».
Per quello che farà a Grosseto, può darci qualche anticipazione?
«Lo spettacolo che proporrò è una parte del mio ultimo “Grande, grosso e vaccinato”, che anche se prevede una durata più lunga è adeguatamente ritagliato per la porzione di tempo che avrò.
In ogni spettacolo, questo compreso, come si vede dal titolo, ho cercato di affrontare un tema ricorrente, attuale, che coinvolga da vicino le persone, guardandolo in chiave comica, prendendo temi attuali come pretesti per far ridere e passare un momento di serenità agli spettatori».
Dado quindi presenterà al pubblico di Grosseto il suo ultimo spettacolo, fresco delle recenti cronache e di un umorismo che prevede di stupire e divertire, per un pomeriggio all’insegna dell’allegria, bene tanto prezioso quanto raro in questo periodo.

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