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Cristian Marchini trionfa con la pallanuoto paralimpica

Il segretario dei Giovani Democratici con la Rari Nantes Firenze centra la vittoria più bella: «Lo sport è decisivo»

GROSSETO. «Avrei sempre voluto giocare a calcio, ma non potevo farlo. Ma la pallanuoto paralimpica mi ha permesso di provare l’emozione di segnare un gol. Con la mano, non con i piedi, ma la differenza, in fondo, non c’è. C’è, invece, uno sport che mi fa sentire bene e che consiglio a tutti quelli che, come me, non hanno la fortuna di poter fare discipline da normodotati»: a parlare è Cristian Marchini, 22 anni, studente a Siena, un grosso impegno politico, è segretario dei Giovani Democratici e con 222 preferenze è stato il primo dei non eletti nella lista del Pd alle recenti amministrative, ma anche una passione per lo sport che gli sta regalando grandi soddisfazioni.

Con la Rari Nantes Florentia, società che da oltre un secolo fa la storia della pallanuoto, ha vinto infatti la Coppa Italia. Le final-four si sono disputate il 16 e 17 ottobre a Busto Arsizio, peraltro riprese anche dalla Rai (qui la finale).

E il 12 dicembre i ragazzi della squadra fiorentina andranno a Palermo a giocarsi la Supercoppa contro la Lazio, che ha vinto il campionato.

Questi i risultati 

  • Semifinali: Florentia – Lazio 13-11 – Wp Ability – Portici 14-11
  • Finali – Florentia – Wp Ability Lombardia 16-13 – Lazio – Portici 10-6

La formazione della Rari Nantes

Rari Nantes: Mazzinghi, Di Gangi, Marchini, Mannone, Fattori, Di Luca, Bianchi, Rossi, Fideli, Capalbo, Ciulli, Del Lungo, Signorini. All. Laura Perego, Gloria Giachi (vice); dirigente Andrea Nesti

Cristian con la medaglia
Cristian con la medaglia

Una passione nata nella piscina di via Lago di Varano

Cristian racconta come ha iniziato a giocare a pallanuoto: «Andavo in piscina a fare nuoto, in via Lago di Varano. Sei anni fa il direttore della piscina era Leonardo Binchi, che è un ex pallanuotista, ha fatto anche le Olimpiadi (è di Campiglia Marittima, ora allena la Nc Milano femminile, ndr) e aveva messo su una squadra di pallanuoto di normodotati e mi ha chiamato a giocare con loro. Poi mi sono avvicinato alla pallanuoto paralimpica con una squadra di Varese, quella che abbiamo battuto in finale di Coppa Italia, dove la presidente, Simona Pantalone, è fra le principali promotrici di questo sport e sta lavorando per farlo diventare sport olimpico». Difficile riuscirci a Parigi 2024, l’obiettivo è Los Angeles 2028.

Uno sport che, a parte alcune differenze (campo leggermente più piccolo, in campo si va in 5 e non in 7, l’azione dura 45″ e non 30″) è spettacolare a vedersi come quello giocato da normodotati.

Dopo un anno e mezzo di stop, per iniziare a studiare all’università, ecco per Cristian la seconda avventura, questa volta a Firenze: «Studio a Siena e quando ho saputo che nasceva una squadra a Firenze sono andato a giocare con loro. Anche per gli allenamenti è molto più comodo. Ho contattato Laura Perego, che è la mia allenatrice, oltre ad essere il portiere della squadra femminile della Rari Nantes, e ho ripreso con loro da maggio scorso. Ci alleniamo una volta alla settimana tutti insieme, ma poi anche individualmente. Io lo faccio qui a Grosseto, con il nuoto paralimpico, perché voglio provare anche quello».

In squadra con Cristian c’è anche Simone Ciulli, nuotatore paralimpico fiorentino che, alle Olimpiadi di Tokyo, ha vinto l’argento con la staffetta 4×100. «Lui è un nome di grande rilievo, ma in tutto siamo 13. E abbiamo fatto anche una scelta, definiamola “etica”. Il regolamento consente, infatti, di avere il portiere normodotato, visto che la porta ha le stesse dimensioni e chi sta in porta deve alzarsi molto dall’acqua per parare. Noi, invece, abbiamo un disabile in porta, siamo l’unica squadra. Siamo arrivati a Busto Arsizio come sfavoriti, visto che eravamo i quarti qualificati su quattro e abbiamo ribaltato la situazione».

Un'altra immagine di Cristian in azione
Un’altra immagine di Cristian in azione

Così è arrivata in semifinale la vittoria contro la Lazio, vincitrice dello scudetto e poi quella con la Wp Ability Lombardia, che in campionato era arrivata seconda: «È stata una mezza impresa, ma siamo arrivati con grande entusiasmo e sapevamo che potevamo giocarcela. Ora, dopo la Supercoppa il 12 dicembre, ci buttiamo sul campionato. Non sarà facile, ci sono squadre come Palermo, Bogliasco, Rapallo che stanno entrando nella pallanuota paralimpica, è un movimento che cresce».

Un movimento che sta nascendo, ma con grandi prospettive

«Le finali di Coppa Italia sono state il primo evento di questo genere al mondo. Ma qualcosa si sta muovendo in altri paesi, ad esempio in Spagna, il Barcellona ha una squadra. Lo stesso negli Usa. Certo, siamo in fase embrionale, ma stiamo cercando di coinvolgere i nuotatori paralimpici che magari non hanno più i tempi per stare nel circuito internazionale ma che ancora hanno voglia di fare sport ad alto livello. Uno come Simone Ciulli è fondamentale in questo. Anche a Grosseto potremmo fare qualcosa di più».

Lo sport è fondamentale: «Io vado in piscina, siamo solo in quattro disabili a nuotare. Ci sono realtà molto più piccole che hanno decine di atleti. Forse andrebbe spinto di più, andrebbe fatto capire quanto lo sport sia importante per chi ha un handicap fisico. Capisco che quando ti trovi all’improvviso in questa situazione, magari per un incidente, ti cada il mondo addosso. Ma io ho conosciuto tante persone in questo weekend di finali di Coppa che mi hanno detto “per me lo sport, dopo l’incidente, era fuori dai miei pensieri“. E poi hanno scoperto che, in acqua, si possono fare cose fantastiche a livello sportivo e avere grandi soddisfazioni. L’acqua parifica un po’ tutti, è un elemento amico».

 

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