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Concordia, in quella sala dove si coordinarono i soccorsi

Dieci anni dopo l’incontro nella sala della Protezione Civile, che fu il fulcro dell’organizzazione dei soccorsi dopo il naufragio
Concordia: Sergio Ortelli, Francesco Limatola e Leonardo Marras
Il sindaco del Giglio Sergio Ortelli, il presidente della Provincia Francesco Limatola e Leonardo Marras, che allora era presidente

GROSSETO. Dieci anni dopo nella sala operativa unica della Protezione Civile riecheggiano ancora voci e silenzi, stanchezza e volontà, alitano paure e speranze, soffiano ordini e contrordini con il sottofondo di telefoni impazziti, con lo stupore a fare da padrone. Fuori il buio.

Era la notte della Concordia, era il 13 gennaio 2012. Il disastro davanti al Giglio era reale, freddo e cattivo.

Una foto di quella notte in Protezione civile: da sinistra il prefetto Giuseppe Linardi, Leonardo Marras e Marco Simiani
Una foto della notte del 13 gennaio 2012 nella sala della Protezione civile: da sinistra il prefetto Giuseppe Linardi, Leonardo Marras e Marco Simiani

Concordia, 10 anni si rivivono le emozioni

Il 15 gennaio 2022 quella stanza ha accolto chi quella nottata l’ha vissuta in prima persona. L’emozione è stata uniforme, ancora viva e ha coinvolto anche chi, quella sera, non c’era: la prefetta Paola Bernardini, l’attuale presidente della Provincia Francesco Limatola. Intorno al grande tavolo sedevano Leonardo Marras, allora presidente della Provincia, il sindaco del Giglio Sergio Ortelli, Fernando Pianigiani e Massimo Luschi. Loro c’erano, corpo e anima.

«È giusto partire da questa sala – ha detto Limatola – perché è stata il fulcro palpitante dell’intera vicenda Concordia. Qui si è cementata la squadra dei soccorsi, qui si è respirato incredulità e sgomento per la sciatteria di un comandante. Bisogna guardare queste mura con grande rispetto e profondo senso di appartenenza».

Paola Bernardini ha definito la Protezione Civile come «…il vero significato, il senso puro dello Stato. È formata da uomini che sanno lavorare insieme mettendo in un angolo gli individualismi, aprendo il cuore e mettendo in risalto le loro capacità. Volontari e professionisti costituiscono la spina dorsale di questa meravigliosa macchina».

La mascherina sul viso di Sergio Ortelli non impediva di riconoscerne la commozione: «Tornare in questo posto mi emoziona fortemente. Questa sala è stata la chiave per decifrare l’intera vicenda. Dal Giglio chiedevo risposte. Mi sono state date, tutte, mentre dalla biscaglina scendeva il formicaio della gente. L’isola aveva finito le scorte, non sapevamo quante persone c’erano a bordo della Concordia, le abbiamo contate cercando di limitare i disagi a tutti. In questa casa avverto gli stessi turbamenti di dieci anni fa».

«Non posso fare altro che spogliarmi delle vesti del mio ruolo attuale e mettere il vestito indossato il 13 gennaio 2012 – dice Leonardo Marras – Ho, abbiamo, vissuto grandi emozioni, formulato decisioni, scritto a mano i nomi dei naufraghi, richiesto i tabulati dei partenti da Civitavecchia. Tutto grazie anche ai tanti volontari presenti».

«Tornano in mente mille aneddoti, mille episodi, ma mi preme soffermarmi su un punto. Il nostro lavoro, l’impegno di tante persone rimaste dietro le quinte, il nostro tradizionale, umano slancio verso chi ha bisogno ci sono stati riconosciuti a livello nazionale e mondiale. Questo orgoglio non va disperso, l’immagine positiva di questa terra deve essere sempre ricordato e amplificato».

Fernando Pianigiani: «Sono state tantissime le notti trascorse in questa sala. Quella sera sono ritornato qui, intorno al tavolo c’erano tutte le forze di questo territorio e ho pensato che con le persone giuste si può affrontare tutto, anche il problema di una nave enorme con a bordo un paese intero, quattro volte superiore agli abitanti dell’isola. Con la solidarietà, l’unità e l’impegno si è risolto un nodo tremendo da sciogliere».

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