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Ciclista salvato da un infarto a 50 anni

La cardiologia dell’ospedale Misericordia è stata riconosciuta per la terza volta servizio di eccellenza a livello nazionale per la cura dell’infarto dal Ministero della Salute
Massimo Vannetti
Alberto Vannetti in sella alla sua bici

GROSSETO. Il reparto di cardiologia del Misericordia è di nuovo al primo posto in Italia per la gestione degli infarti, così come lo era stato nel 2017 e nel 2020. E grazie all’equipe guidata da Ugo Limbruno, Massimo Vannetti, ciclista di 50 anni, ha avuta salva la vita.

Il malore durante una gara in bici

Vannetti, sette anni fa era in sella alla sua bici, quando si accorse, durante una gara, che qualcosa non stava andando per il verso giusto. «Sono uno sportivo da sempre e quando nel 2016, durante una gara di bici, mi sono reso conto che stavo avendo un malore al cuore, non riuscivo a credere che stesse accadendo proprio a me – racconta –  Per fortuna dopo quasi 7 anni sono ancora qui a raccontare la mia storia e posso farlo grazie a tutti i professionisti sanitari che quel giorno mi hanno soccorso sul posto, poi preso in carico al pronto soccorso e subito in Emodinamica dove il dottor Andrea Picchi, direttore del servizio, mi ha operato con successo».

L’atleta, è stato poi trasferito nel reparto Utic. «Voglio ricordare anche la professionalità riscontrata in Utic nei giorni successivi all’intervento  – dice – l’assistenza impeccabile e sempre puntuale degli specialisti dell’ambulatorio cardiologico dove tutt’oggi vengo seguito per i controlli periodici. A tutti questi professionisti posso solo dire grazie, perché mi hanno salvato la vita. Avevo solo 50 anni quando è successo, in un attimo mi è passata la vita davanti e il pensiero è andato in un istante alla mia famiglia, la paura di perdere tutto mi ha attanagliato. Oggi posso vedere i miei figli crescere, porto avanti la mia professione e sono tornato anche a fare sport, vado in bici, anche se non più a livello agonistico e alleno una squadra di calcio di bambini, insomma vivo di nuovo la mia vita a pieno».

Quella di Vannetti, appassionato sportivo di Castiglione della Pescaia, non è stata solo una corsa in bicicletta ma anche contro il tempo. È vivo grazie  ai professionisti della Cardiologia dell’ospedale Misericordia, riconosciuta per la terza volta servizio di eccellenza a livello nazionale per la cura dell’infarto, dal servizio dal Programma nazione valutazione esiti (PNE) 2021, promosso dal Ministero della Salute.

Un reparto d’eccellenza al Misericordia

Tra le 180 strutture ospedaliere prese in esame dal PNE, il reparto grossetano spicca nuovamente, come nella precedente edizione del 2020,  al primo posto in Italia per il più basso tasso di mortalità a un anno dal ricovero per infarto miocardico acuto. Nella valutazione rientrano tutte le strutture ospedaliere italiane con un volume di attività di almeno 200 infarti trattati all’anno, dato necessario per ottenere un’analisi statistica attendibile. In pratica, attribuendo ipoteticamente il valore di 1 al rischio medio di morire a un anno dall’infarto in Italia, a Grosseto questo rischio è 0,37, ovvero circa un terzo della media nazionale. Si conferma in tal modo il trend positivo di riferimento che ha subìto un netto calo passando dal 5,1 %, registrato dal PNE 2017, al 4,1% del 2020 e che scende ancora nel 2021, arrivando al 3,4%.

L'equipe della Cardiologia
L’equipe della Cardiologia

«Anche per il 2021 ci viene riconosciuto un importante traguardo, il PNE conferma che a Grosseto la sopravvivenza del paziente infartuato dopo la dimissione è significativamente superiore rispetto alla media delle altre strutture italiane – commenta il dottor Ugo Limbruno, direttore della Cardiologia del Misericordia –  Siamo orgogliosi del risultato raggiunto che acquista maggiore rilevanza in quanto fa riferimento alla mortalità extra ospedaliera e non semplicemente a quella intraospedaliera. La soddisfazione più forte è poter garantire ai cittadini un servizio basato su elevati standard di sicurezza delle cure e qualità dell’assistenza che associati alle competenze professionali a disposizione salvano la vita ai nostri pazienti. Se siamo arrivati a questo livello è solo grazie al lavoro di squadra portato avanti ogni giorno con abnegazione dai professionisti della Cardiologia e della Rete aziendale per le emergenze tempo-dipendenti di cui fanno parte  le postazioni di pronto soccorso, il servizio di emergenza-urgenza 118 e l’Emodinamica, che intervenendo tempestivamente limitano i possibili danni dell’infarto. Per l’occasione voglio ed è giusto ricordare con stima e affetto uno dei nostri professionisti che purtroppo non può condividere con noi questo momento di soddisfazione, ma che ha ampiamente contribuito a renderlo possibile, sto parlando del dottor Marco Breschi».

Marco Breschi

Un percorso integrato per la cura dei pazienti

«Al raggiungimento del risultato ottenuto contribuisce anche un’attenta presa in carico del paziente infartuato nella fase post-dimissione che prevede un percorso di consulenza cardiologica integrata, comprendente le varie prestazioni ambulatoriali (visita, esami diagnostici, ecc.), prima fruibili solo attraverso accessi ripetuti. In pratica, un unico cardiologo ha il compito di portare a completamento il percorso diagnostico-terapeutico – spiega Alberto Cresti, responsabile dell’ambulatorio di Cardiologia – Abbiamo implementato un modello innovativo per la presa in carico del paziente cardiopatico, passando da una gestione puramente erogativa, spesso complicata per il paziente e non sempre efficace, a una logica risolvente, cioè orientata alla soluzione globale dei bisogni sanitari dei nostri pazienti”.

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