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«Il centro non può essere solo aperitivo e cena»

Parla Giulio Gennari, presidente di Confcommercio: «Vanno create le condizioni per fare investire nuove imprese. E il centro non è l’unico problema della città»
Giulio Gennari, presidente di Ascom Confcommercio e il centro storico di Grosseto
Giulio Gennari, presidente di Ascom Confcommercio e il centro storico di Grosseto

GROSSETO. Il centro storico va rilanciato, ma è possibile farlo solo in un contesto complessivo cittadino, perché le zone che soffrono, dal punto di vista del commercio, sono molte. Serve maggiore attenzione al commercio di vicinato e va messo un freno ai nuovi centri commerciali. Lo dice con chiarezza Giulio Gennari, da poco presidente dell’Ascom Confcommercio. Che ha apprezzato le parole dell’assessore al centro storico, Fabrizio Rossi, a MaremmaOggi: «Fanno capo allo stesso partito l’assessore al centro storico e all’urbanistica e quello all’economia (Bruno Ceccherini, ndr), credo sia la combinazione migliore per ottenere risultati. Noi siamo qui a misurarli, le aspettative ci sono. Ma valuteremo dai fatti concreti. Noi, come associazione, siamo disponibilissimi a dialogare».

Certo i problemi concreti ci sono. E vanno oltre i primi sette punti che MaremmaOggi ha indicato come prioritari per la ripartenza della città dentro alle Mura e per l’esagono mediceo.

«Le elezioni sono finite e Rossi ha parlato molto chiaro. In campagna elettorale hanno fatto molte promesse, vedremo quante ne manterranno. Noi abbiamo dato un contributo al piano operativo e ci aspettiamo che quantomeno ci mettano un po’ di attenzione. Rappresentiamo un vasto mondo imprenditoriale e tutte le associazioni hanno più o meno la stessa linea. Ci sono state delle questioni poste da Confedilizia che sono sostanzialmente condivise da tutti, ci sono i sette punti vostri più puntati sul centro storico. Va tutto nella stessa direzione».

Il centro soffre, ma non solo il centro.

«Esatto, la questione del centro storico non può essere presa a sé, anche se è quella più visibile e sentita dalla gente. È solo la spia di un malessere generale e diffuso, è solo uno dei fronti sui quali confrontarsi. La città è malata anche fuori dalle Mura. Un esempio? Via Roma, siamo di fatto in centro, a un’estremità c’è la Prefettura, aveva negozi e ristoranti, ora dopo una certa ora c’è paura a camminarci. Sarebbe la parte buona della città, si chiama via Roma, del resto. Ma problemi analoghi, e della stessa matrice, ci sono anche in altre zone di Grosseto».

Problemi non di facile soluzione.

«Noi qualche indicazione l’abbiamo data, anche sulla base di quello che il Comune ci ha chiesto. Abbiamo creato un team con un paio di urbanisti e un avvocato amministrativista per dare il nostro contributo al piano operativo. Abbiamo partecipato anche a un convegno molto centrato, tempo fa, organizzato da Confedilizia e condotto da Giuseppe Chigiotti, dal quale sono emerse alcune linee per far rinascere una città che soffre di una cattiva pianificazione urbanistica. Intanto non sarebbe male evitare di fare peggio. È un paradosso, ma rende l’idea».

Cosa significa evitare di fare peggio?

«Ad esempio, evitiamo di fare nuovi centri commerciali. Per Grosseto sarebbe una follia. I numeri lo dicono chiaro. Il Maremà è stato una speculazione che ha fatto guadagnare pochi e ha fatto danni grossi a tanti. E l’Aurelia Antica, dove peraltro anche io ho un negozio, è la stessa sostanza. Sono due facce della stessa medaglia. Ora sono stati in qualche modo assorbiti, ma non ne facciamo più. Il commercio sta cambiando, peraltro. Gli effetti sono che il centro storico soffre e che ci sono una serie di zone abbandonate dal commercio. E dove mancano i negozi arriva il degrado. I negozi sono un presidio».

Torniamo al centro, qualche segnale c’è.

«Il centro storico di Grosseto è piccolo, ma molto bellino. Negli ultimi tempi noto anche una certa vivacità, qualche fondo che era sfitto si sta riempiendo con nuove attività (anche MaremmaOggi sarà presto in centro, in via Garibaldi, ndr), altri riaprono, qualcuno ristruttura. Tanti giovani che ci scommettono, è un bel segnale. Però non si può pensare che il centro viva solo dalle 18 alle 21 con aperitivo e cena, il venerdì e il sabato magari fino a mezzanotte. Non basta. Vanno create le condizioni perché altre attività ci tornino. Penso agli standard minimi. In centro ci sono tanti micro-fondi, non è economico tenerli in piedi. Se fosse possibile metterne 2-3 insieme e fare una media struttura, ecco che tanti problemi sarebbero superati. Il Comune ci pensi».

Con il Pinqua arriveranno parecchi soldi.

«So che hanno già deciso come spenderli, a partire dal recupero di quello scheletro che è in via De’ Barberi, derivante dal fallimento del Consorzio Etruria. Sono previste le piste ciclabili per entrare in centro, lavori importanti nella zona di via Saffi e piazza della Palma. Ma altre situazioni restano in sospeso, penso al Marraccini. Si può anche comprare, ma se non ci sono le condizioni perché qualche privato ci investa, serve a poco. È solo un costo. Vanno create le condizioni che consentano alle imprese di tornare ad investire nel centro. Anche l’abbattimento della Tari è utile, ma la Tari la pagano le aziende. Prima vanno fatte arrivare, poi si  può pensare agli sgravi fiscali».

E le Mura?

«Sono il monumento più esteso. Vanno sfruttate, rese appetibili. Non sono contrario neppure ai cancelli, perché Le Mura vanno sfruttate, ma anche tutelate. Le troniere non sono facilmente fruibili, servono investimenti importanti, ma valutiamo quali siano utilizzabili e quali no. Ora stanno riaprendo l’Eden e il Cassero, speriamo che partano con il piede giusto. Facilitiamo altre attività in questo senso, trasformiamole in una risorsa. Sono parte del centro, sono centro, è un contesto unico che va affrontato insieme».

 

 

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