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Carrozzina risucchiata dalla risonanza

L’Asl ha aperto un’indagine interna: l’incidente è successo mentre un paziente veniva sottoposto all’esame: evitato un danno da un milione di euro

GROSSETO. Poteva finire peggio, l’incidente successo quasi due settimane fa nella sala della risonanza magnetica dell’ospedale Misericordia di Grosseto. Una carrozzina è stata letteralmente risucchiata dal magnete del macchinario diagnostico.

Il paziente, che era stato accompagnato per farsi l’esame su una sedia a rotelle era sdraiato sotto al macchinario: per fortuna non è rimasto ferito.

Aperta un’indagine interna

La direzione dell’Azienda Usl Toscana Sud Est ha aperto subito un’indagine interna per accertare eventuali responsabilità.

L’incidente è successo il 17 dicembre quando un infermiere ha raggiunto la sala dove si trova il macchinario per la risonanza magnetica con il paziente seduto sulla carrozzina, che, ovviamente, ha molte parti in metallo. Si è dimenticato di portare fuori la sedia a rotelle: una volta sistemato il paziente sul lettino della risonanza, è uscito dalla stanza.

La risonanza con la carrozzina
La risonanza con la carrozzina

Intorno alla risonanza, però, non devono esserci oggetti metallici. Prima di fare l’esame occorre togliere gioielli, reggiseno, piercing, fermagli per capelli, cinture, occhiali, orologio, apparecchi per l’udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti…Inoltre, non si possono portare nel macchinario cellulari, carte di credito o altre tessere magnetiche.

Tutto ciò che è metallico e ferromagnetico non può entrare nella risonanza magnetica perché si può riscaldare, può spostarsi perché attratto dal magnete dell’apparecchiatura: ed è quello che è successo nella sala dell’ospedale Misericordia.

La sedia a rotelle è stata letteralmente risucchiata dal macchinario, restando attaccata al magnete.

Evitato un danno enorme

Il paziente, per fortuna, non è rimasto ferito nell’assurdo incidente. E anche la macchina per la risonanza magnetica ha subito meno danni di quelli che sulle prime potevano essere ipotizzati.

Per togliere la carrozzina dal magnete al quale era rimasta attaccata infatti, c’è voluta tutta l’abilità dei medici e dei tecnici che lavorano ogni giorno con quello strumento diagnostico.  La potenza del magnete è stata abbassata fino a quando la sedia a rotelle è stata “lasciata andare” dalla macchina. Spegnere e riaccendere la risonanza per togliere la carrozzina sarebbe costato all’Asl circa un milione di euro: oltre ad abbassare la potenza del magnete infatti, i tecnici avrebbero dovuto togliere tutto l’azoto e poi lo avrebbero dovuto ricaricare. Per fortuna, tutto questo non è stato necessario: la macchina dopo qualche giorno, è stata rimessa in funzione.

 

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