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Bruciò la lapide dei partigiani, dovrà lavorare per il Comune

Messa alla prova per il 55enne denunciato per danneggiamenti: aveva appiccato il fuoco alla corona d’alloro deposta a Porta Vecchia, ha scritto una lettera di scuse all’Anpi
La lapide danneggiata dalle fiamme
La lapide danneggiata dal fuoco

GROSSETO. Ha scritto una lettera di scuse ma dovrà riparare al danno fatto, pagando quanto verrà stabilito dal giudice. L’uomo che il 19 luglio di due anni fa appiccò le fiamme alla corona d’alloro posta sotto alla lapide in memoria dei caduti della Resistenza a Porta Vecchia, dovrà anche lavorare per il Comune di Grosseto, parte civile insieme all’Anpi, in questa vicenda.

Il processo per danneggiamenti

Il processo a carico del 55enne grossetano che fu riconosciuto e denunciato dalla digos dopo più di un mese di indagini attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate vicino a Porta vecchia si sta avviando a conclusione. Danneggiamento aggravato, il reato contestato al 55enne, che spiegò di aver agito per ripicca: da poco infatti, era scoppiato in città il caso della Madonnina dell’Uliveto, la statua di Maria posta alla fine della pista ciclabile, che era stata coperta con un boa di struzzo viola e poi rimossa e accolta nell’ufficio del sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

Agli uomini della digos che lo avevano fermato e interrogato, il 55enne disse che aveva dato fuoco alla corona d’alloro «per dimostrare che tutta la città si sarebbe mossa per quel simbolo civile, mentre per la rimozione della Madonnina dell’Uliveto, nessuno aveva fatto nulla».

La corona d'alloro bruciata
La corona d’alloro bruciata

Difeso dall’avvocato Luca Montemaggi, l’uomo è stato processato: questa mattina, giovedì 4 novembre, di fronte al giudice Andrea Stramenga (vice procuratore onorario Alessandro Bonasera), è stata chiesta la messa alla prova. In aula era presente anche l’avvocato dell’Anpi Carlo De Martis.

Si torna in aula a dicembre, quando il giudice deciderà se il 55enne potrà usufruire o meno della messa alla prova. Oltre alla lettera di scuse, l’uomo dovrebbe pagare una cifra per risarcire il danno morale all’Anpi, che ha deciso di accontentarsi di una cifra simbolica, e poi dovrà svolgere servizio in Comune, parte civile nel processo insieme all’Anpi.

«Volevo vendicare la Madonnina»

L’associazione dei partigiani, dal canto suo, avevano denunciato l’uomo non soltanto per il reato di danneggiamento ma anche per quello di vilipendio, che viene riconosciuto dal legislatore alle forze armate ma anche nei confronti dei partigiani. Tesi questa, che non è stata fatta propria dalla sostituta procuratrice Valeria Lazzarini, che ha coordinato le indagini della digos della Questura e che ha deciso di procedere per danneggiamento aggravato.

Il cinquantacinquenne quindi, sarebbe stato mosso da spirito religioso e non politico. Il 19 luglio, in sella alla sua bicicletta era passato dalle Mura e da lì aveva raggiunto piazza del Sale e poi Porta Vecchia. Una volta davanti alla lapide, aveva appiccato il fuoco alla corona d’allora dopo averla cosparsa con il grasso per lubrificare le catene delle bici e poi si era allontanato verso piazza Esperanto prima di tornare a recuperare la sua bicicletta e  scappare.

I fiori sotto alla lapide
I fiori sotto alla lapide

Gli uomini della digos avevano subito cominciato a dargli la caccia analizzando minuziosamente non solo le immagini delle telecamere del Comune, ma anche quelle dei privati. E lo avevano individuato. Quando si presentarono a casa dell’uomo per la perquisizione, fu lui a consegnare ai poliziotti gli abiti che indossava quella sera e a spiegare perché avesse deciso di appiccare le fiamme alla lapide dei partigiani.

Pochi giorni prima, a Grosseto, era scoppiato il caso dell’allestimento dell’altare abusivo della Madonnina all’Uliveto. Secondo il 55enne nessuno aveva difeso abbastanza quella statua: né la Diocesi e nemmeno l’uomo che l’aveva installata.  Da lì, l’idea della rappresaglia, ma solo per dimostrare il principio dei “due pesi e due misure” e non per dispregio nei confronti dei partigiani.

Ci fu davvero una grande mobilitazione in città: in molti si ritrovarono sotto alla lapide, per deporre un mazzo di fiori e un’impresa specializzata si offrì da subito per ripulirla.

 

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