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Montecristo è salva, rimosso il relitto del Bora Bora

Un’operazione realizzata grazie alla collaborazione con i privati che può essere ripetuta per ripulire i nostri mari da relitti e rifiuti
Le operazioni di recupero del Bora Bora

MONTECRISTO. Il Bora Bora si schiantò sulle pareti rocciose di Montecristo nella notte del 12 giugno 2019, in pieno Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, in un’area che sarebbe super protetta, nel cuore del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos.

Le operazioni di recupero del Bora Bora avrebbero dovuto concludersi entro l’ottobre del 2020, ma imprevisti e la pandemia di Covid-19 le hanno ritardate.

Il Bora Bora schiantato sugli scogli di Montecristo
Il Bora Bora schiantato sugli scogli di Montecristo

La bonifica dei fondali di Montecristo in sei mesi

L’intervento è stato poi suddiviso in tre fasi e iniziato a marzo 2021 e concluso a settembre 2021: è stata bonificata l’area marina protetta da un relitto di circa 90 tonnellate.  Sui fondali giacevano complessivamente circa 67.800 kg di rifiuti tra legno di fasciame (30.000 la quantità stimata), acciaio inox (10.360), ferro e acciaio (25.640), cime con anima in metallo (600), pneumatici fuori uso (1.200) e reti e cime in plastica (200).

I lavori sono stati eseguiti da tre ditte, Sales di Roma, Stmp e Pim di Piombino grazie al finanziamento privato. Le componenti sono state affidate alla società PIM (Piombino Industrie Marittime) per il riciclo dei materiali recuperati e lo smaltimento.

Le operazioni di recupero del Bora Bora
Le operazioni di recupero del Bora Bora

L’intera impresa è costata circa 80 mila euro, messi a disposizione da una cordata di imprenditori oltre alle istituzioni pubbliche coordinate dal Ram (Reparto Ambientale Marino) del Corpo delle Capitanerie di Porto guidato dall’ammiraglio spettore Aurelio Caligiore che ha seguito le operazioni in tutte le fasi, sia sul piano tecnico sia sul piano amministrativo.

Insieme al RAM si sono attivati , ciascuno per le proprie competenze, anche il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, il Comune di Portoferraio, la Capitaneria di Porto di Portoferraio e Piombino, la Direzione Marittima di Livorno, l’Autorità di Sistema Portuale di Livorno, il Comando Carabinieri per la tutela della biodiversità, e le società e gli imprenditori coinvolti.

Per conseguire pienamente le finalità di tutela ambientale  è risultato importante anche l’impegno della società Sales spa di Campiglia Marittima e della società Piombino Industrie Marittime (Pim), senza dimenticare la partecipazione della società Servizi Tecnici Marittimi Portuali (Stmp) srl del porto di Piombino, che hanno garantito la necessaria cornice di sicurezza durante tutte le fasi operative. Anche l’Autorità di Sistema portuale di Livorno, Ufficio territoriale portuale di Piombino, ha fornito il necessario supporto nella predisposizione delle complesse operazioni nell’ambito portuale.

Un modello da ripetere per la bonifica dei nostri mari

Il 29 novembre nella sede del Parco all’Enfola alla presenza dell’ammiraglio Aurelio Caligiore capo del RAM, del presidente del Parco Giampiero Sammuri e del sindaco di Portoferraio Angelo Zini si è tenuto un incontro in cui  hanno parlato  i protagonisti dell’operazione di recupero del relitto del Bora Bora, che per la prima volta in Italia è stata effettuata grazie al contributo di soggetti privati.

È stata l’occasione per sottolineare come le operazioni di bonifica affrontate per il recupero del relitto possano diventare  un modello da seguire per bonificare i numerosi relitti abbandonati nel nostro mare.  L’ammiraglio  Caligiore ha evidenziato come, senza la copertura finanziaria dei privati,  il mare dell’Isola più preziosa e tutelata dell’Arcipelago Toscano, in pieno Santuario dei Cetacei, sarebbe rimasto inquinato dai materiali del motopeschereccio Bora Bora senza possibilità di bonifica.

IL VIDEO DEL RECUPERO

 

Infatti il Codice della navigazione vigente, scritto dal legislatore 80 anni fa, non contempla la possibilità di interventi da parte di amministrazioni dello Stato. Ha raccontato come l’idea di raccogliere i finanziamenti di alcune aziende private sensibili all’ambiente, nacque durante una conversazione all’Isola d’Elba in occasione della presenza dell’allora Ministro dell’Ambiente Sergio Costa: Mario Lanera, imprenditore locale, si offrì di coinvolgere altri privati oltre a lui nel finanziamento della operazione di recupero. Una volta raccolta la cifra necessaria è potuta  partire un ‘operazione imponente.

L’ammiraglio Caligiore ha tenuto a sottolineare come l’attività di recupero svolta costituisca un intervento pilota, realizzato per la prima volta in Italia.  Il capo del RAM ha fatto un appello al legislatore affinché da un lato voglia provvedere ad innovare l’attuale quadro normativo e dall’altro lato voglia promuovere altre iniziative analoghe in cui le Istituzioni dello Stato, sostenute economicamente dall’imprenditoria, possano interagire per la soluzione di problematiche a carattere ambientale. Caligiore ha voluto  ricordare anche il ruolo importante del Parco che si è reso disponibile a svolgere tutta la parte amministrativa indispensabile alla gestione corretta delle operazioni molto articolate.

Il presidente Sammuri ha ringraziato l’ammiraglio Caligiore per la determinazione con cui ha portato a temine nella complessità  il coordinamento delle operazioni, raccogliendo l’appello di stimolare a sua volta come Federparchi  il legislatore affinché aggiorni la normativa sulla base di questo modello virtuoso.

Gli sponsor dell’operazione sono stati il presidente Umberto Risso di Gruppo Agn Energia-Autogas nord spa, il presidente Angelo Colussi di Colussi Group, il presidente Paolo Ghinolfi di Sifà, noleggio a lungo termine, l’amministratore delegato Andrea Rovini di Società Eurit spa, il presidente Leonardo Basilichi di Società Evergreen Group, il presidente Tiziano Nocentini di Nocentini Group, l’amministratore delegato Mario Lanera di Assoshipping Group-Ibla-Ferries srl.

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