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Covid: un anno di lavoro sulle tracce dei contagi

50mila casi seguiti nelle tre province di Grosseto, Siena e Arezzo
Un call center

GROSSETO. Oltre 50mila casi, 162mila informazioni e 180mila telefonate. Sono i numeri della centrale di tracciamento Covid della Asl sudest , il team che segue le tracce del virus dal momento in cui è individuato il caso positivo e non solo. Diretta da Daniela Cardelli, la squadra, fatta soprattutto di giovani, ha lavorato 10 ore al giorno di lavoro, 7 giorni su 7.

«Uno sforzo oggettivamente eccezionale. Il lavoro di questa struttura è stato fondamentale nella battaglia contro la diffusione del Covid – ricorda il direttore generale della Asl Sudest, Antonio D’Urso – poiché individuare i contatti dei contagiati era e rimane una strategia per limitare la moltiplicazione dei casi. Senza dimenticare che era la prima esperienza di questo tipo e che abbiamo dovuto creare protocolli di lavoro e formare il personale. Anche da questo punto di vista, la centrale rimane un’esperienza innovativa».

La Asl ha formato decine di giovani, molti dei quali lavoratori interinali, cui sono state trasmesse informazioni, leggi, circolari in una materia sanitaria specifica e sempre in evoluzione. La telefonata della centrale è quella che comunica i provvedimenti di restrizione personale, isolamento e quarantena. Che poi «è l’unico modo per contenere la diffusione del contagio, ma deve essere efficace perché in pochi minuti si cambiano le abitudini e le attività delle persone», aggiunge Daniela Caldelli. 

«Abbiamo telefonato a persone di tutte le fasce di età, di ogni estrazione sociale e livello di istruzione, giovani, anziani, lavoratori, disoccupati, carcerati, laureati, senzatetto, centri di accoglienza, alberghi, conventi. Abbiamo fatto il tracciamento in lingua inglese, francese e di altre nazionalità. Ci siamo avvalsi dei mediatori culturali organizzando telefonate a tre voci.  E lo faremo fino a quando sarà necessario, grazie a tutti gli operatori che hanno lavorato e lavorano per la centrale, allo staff e al gruppo di coordinamento», conclude Cardelli.

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