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Balneari: «Si rischiano gli appetiti della malavita»

Attenzione ai partecipanti alle gare e una buonuscita per chi lascia: le richieste di Confartigianato ai politici
Uno stabilimento a Marina

GROSSETO. Confartigianato scende in campo per tutelare i balneari, dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ribadito che le concessioni balneari devono essere messe a bando entro due anni. A rivolgersi ai politici del territorio è il presidente provinciale Giovanni Lamioni. 

Adeguamento dei canoni e paura di infiltrazioni

Il messaggio del presidente di Confartigianato Gianni Lamioni, all’incontro organizzato con i balneari e con i politici del territorio, è chiaro. «Mi preme che si arrivi a una decisone equa ed accettabile per tutti – ha detto il presidente – Tutelare il principio della libera concorrenza è sacrosanto, per questo rispettiamo la sentenza e la direttiva europea. Ma non possiamo ignorare l’altrettanto sacrosanto diritto all’esercizio dell’impresa che attualmente hanno i nostri concessionari. Purtroppo in questo momento è in corso una campagna denigratoria contro di loro, con la pubblicazione ossessiva di esempi eclatanti che rappresentano sicuramente delle eccezioni rispetto all’ordinaria realtà delle cose. Parlo della solita solfa riguardo ai concessionari che pagano poco di concessione rispetto alle tariffe che applicano.  È chiaro a tutti che 30.000 concessioni e un fatturato di almeno dieci miliardi, senza considerare l’indotto, fanno gola ai soliti potenti».

Giovanni Lamioni e Marco Ciani
Giovanni Lamioni e Mauro Ciani

Anche sull’adeguamento del canone da parte dello Stato, c’è bisogno di un intervento. Ed è quello sollecitato dal segretario Mauro Ciani. «I Comuni hanno la responsabilità del demanio marittimo – dice – e devono gestire le concessioni e le spiagge libere. Gestire significa garantire la pulizia, la raccolta dei rifiuti ed i servizi di assistenza e salvamento. Per fare questo occorrono soldi e tali servizi vengono dunque delegati ai concessionari. Questi costi vanno a sommarsi alla Tari, all’Imu e ai canoni. E sui canoni è sempre evidenziata solo la parte di competenza dello Stato, attraverso i comuni, e non l’imposta regionale che ciascun concessionario in realtà versa alla propria Regione».

In ogni caso i canoni non sono definiti dai Comuni, ma da una legge dello Stato «sicuramente obsoleta e non adeguata alla continua evoluzione e allo sviluppo delle varie località turistiche e delle tariffe che vi vengono praticate. Ma non si può – aggiunge Ciani – dare la colpa ai concessionari, che peraltro non hanno mai manifestato contrarietà ad un riassetto dei canoni. È però importante sottolineare che i canoni fanno riferimento al sedime, cioè alla sabbia che lo Stato concede. Quello che ci sta sopra, l’azienda, è il frutto dell’imprenditore, del lavoro e dell’impegno di chi l’ha realizzata ed ha un suo valore, materiale ed immateriale, che va ben oltre il valore della sabbia che l’accoglie».

Garantire la concorrenza

La conclusione alla quale arriva Confartigianato Grosseto è quindi chiara. La concorrenza deve essere garantita ed i concessionari non hanno paura delle evidenze pubbliche. La paura dei concessionari è che i poteri economici nascondano dietro a queste campagne comunicative una strategia di conquista di una delle ultime roccaforti dell’economia italiana, ormai terreno di caccia di tutti i potenti d’Europa e del mondo. «Le aste potranno forse sostituire un gestore con un altro – dicono –  ma non cambieranno né il numero né lo stato delle attuali concessioni. Né si può pensare che sia tollerabile andare ad evidenza pubblica senza che sia tutelato il valore commerciale delle imprese che, loro malgrado vedranno loro sottratta la risorsa fondamentale che consente loro di operare. Inoltre, mettere a gara l’importo del canone concessorio porterà solo ad un aumento delle tariffe praticate e sarà un ulteriore elemento a favore delle infiltrazioni malavitose che avranno terreno facile dal momento che i loro immensi capitali provengono da attività illegali.

 

«In molti luoghi, anche famosi, le concessioni balneari sono uno schiaffo all’ambiente ed ai diritti dei cittadini, ma non da noi – dicono – E non è certo colpa dei concessionari se le amministrazioni non hanno tutelato il territorio e garantito il rispetto delle leggi. Se in passato vi è stata minore sensibilità per l’ambiente e una gran passione per le costruzioni ad alto impatto, oggi però  non è questo l’obiettivo dei concessionari; le cose sono cambiate sia nei confronti dell’ambiente che nei confronti dell’accessibilità. E non sono cambiate per effetto delle norme UE, ma grazie alle scelte degli imprenditori e a un dialogo politico-istituzionale franco e costruttivo. Per questo – concludono Lamioni e Ciani – accettiamo le gare ad evidenza pubblica ma vogliamo delle garanzie che tutelino il valore commerciale delle imprese, il lavoro, la qualità e l’esperienza degli imprenditori e l’importanza di un’impresa turistica locale legata al territorio, ai suoi valori e al suo indotto. Infine non accettiamo di essere definiti usurpatori di un bene pubblico per arricchirci alle spalle degli altri. In Italia ci sono esempi eclatanti che troppe volte si dimenticano. I veri opportunisti sono quelli che si arricchiscono sfruttando i lavoratori, omettendo le più elementari norme di sicurezza, mettendo a repentaglio la vita altrui per risparmiare sulle manutenzioni, usando materie prime scadenti per guadagnare sulle opere pubbliche. E questi non sono sicuramente i balneari».

L’appello ai politici

Confartigianato ha inviato un appello ai politici affinché venga riconosciuta l’importanza strategica che gli stabilimenti balneari rivestono nel nostro ambito turistico. Sono 160 le imprese del settore balneare che operano nella sola provincia di Grosseto e «sono un valore essenziale su cui si basa una fetta importante della nostra economia, alla stregua del patrimonio storico e culturale».

Tra le richieste ci sono

  • La valutazione del valore commerciale dell’azienda
  • L’attenzione ai criteri di selezione dei soggetti ammissibili all’evidenza pubblica
  • Una premialità per il concessionario uscente in base all’attività svolta ed alla sua durata
  • La rideterminazione dei canoni
  • La limitazione delle attività speculative che potrà basarsi su un tetto massimo di concessioni richiedibili, sulla forte incentivazione della gestione diretta e su una serie di verifiche e accertamenti che rendano difficile servirsi di prestanome

«È evidente per tutti che l’ingresso massivo di grandi gruppi, anche stranieri, oltre a generare degli standard di offerta più rigidi e uniformi dicono –  sottrarrebbe all’indotto economico locale una fetta enorme di reddito, spostando approvvigionamenti e spese di manutenzione lontano dal territorio. Infine le nostre strategie turistiche, frutto di un grande lavoro a livello locale e regionale, sarebbero pesantemente condizionate da chi, invece di amare il proprio territorio e proporre scelte rispettose e sostenibili, frutto di una visione di lungo termine, punterebbe per logica aziendale solo al massimo profitto immediato e al rapido ritorno degli investimenti».

 

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