Mufloni, Sammuri tende la mano agli animalisti

ISOLA DEL GIGLIO. Giampiero Sammuri, presidente del Parco dell’Arcipelago e anche di Federparchi, la federazione dei parchi e delle riserve naturali d’Italia, da molti anni si confronta con il mondo animalista. Prima di tutto perché i parchi sono la casa naturale di molti animali protetti, dall’altra perché le misure per la conservazione della biodiversità non sempre sono condivise da quelli più radicali.

Ma con il mondo animalista Sammuri vuole dialogare e, anche nel caso dell’eradicazione dei mufloni al Giglio, scoppiato in questo umido novembre, tende loro una mano. È pronto a dialogare, purché si accetti il principio che il muflone, al Giglio, è dannoso, in quanto specie “aliena” e quindi va rimosso.

Mufloni e Giglio, un programma che va avanti da 20 anni

La polemica sull’eradicazione dei mufloni è esplosa quest’anno, ma il programma va avanti da oltre 20 anni, come mai è scoppiata ora?

«Non ne ho idea… da quando è stato istituito il parco nel 1996 ne sono stati abbattuti 2166 dei quali 97 all’isola del Giglio negli ultimi 12 anni sotto la gestione di 3 presidenti, 3 commissari e 4 direttori diversi. Le poche decine di mufloni presenti all’isola del Giglio non capisco perché suscitino tutte queste reazioni».

Ma lunedì scorso sono iniziati gli abbattimenti del muflone all’isola del Giglio?

«È una domanda che mi hanno fatto anche altri suoi colleghi, non ho capito come sia girata una voce per la quale lunedì scorso sarebbero “iniziati” abbattimenti di mufloni all’isola del Giglio con centinaia di cacciatori. In realtà gli abbattimenti di mufloni all’isola del Giglio sono iniziati praticamente da quando esiste il parco, sicuramente da almeno 12 anni e non si sono mai interrotti. Come dicevo prima all’isola del Giglio ne sono stati abbattuti 97 negli ultimi 12 anni, mi pare evidente che lunedì scorso non poteva iniziare nulla di nuovo».

Il muflone è una specie aliena e, come tale, è pericolosa per la biodiversità del Giglio?

«Esatto, l’IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) la più grande organizzazione di conservazione della natura del mondo la inserisce tra le specie aliene invasive, particolarmente impattante nelle piccole isole avendo determinato l’estinzione di 3 specie vegetali e di altre 2 allo stato selvatico, nel senso che sopravvivono solo nei vivai».

All’Elba, addirittura, è a rischio la sopravvivenza di una farfalla unica.

«Sì la Zerynthia cassandra linnea, endemica dell’Isola d’Elba, cioè che in tutto il mondo esiste solo lì. Questa farfalla è legata ad una sola pianta l’Aristolochia rotunda che vive in una piccola porzione dell’isola: se il muflone se le mangia tutte, oltre alla pianta, si estingue anche la farfalla».

La Zerynthia cassandra linnea

Con gli animalisti il dialogo c’è sempre stato e ci sarà ancora

A suo avviso non c’è possibilità di dialogo con gli animalisti?

«In realtà il dialogo c’è sempre stato e continua ad esserci, in questi giorni mi sono confrontato con diversi di loro, sia via mail che telefonicamente, anche con amici d’infanzia. La difficoltà nel trovarsi d’accordo nasce dalla selezione diversa degli animali da proteggere e dall’intensità delle azioni di conservazione da portare avanti».

Si spieghi meglio

«Per noi che lavoriamo nel campo della conservazione, operando su basi scientifiche, il parametro di partenza è quanto una specie corre il il rischio di estinzione su scala locale o globale.

Il capovaccaio in volo

Per fare un esempio il capovaccaio, che è un avvoltoio che era estremamente diffuso nell’Italia centro meridionale fino ad un secolo fa, oggi sopravvive con sole 7-8 coppie nidificanti distribuite tra Puglia, Basilicata e Sicilia. Ovviamente è una specie particolarmente protetta dalla legislazione italiana e quindi facciamo tutti gli sforzi possibili  per tutelare i pochi individui ancora presenti nel nostro paese. Il muflone è una delle 59 specie cacciabili in Italia, come il cinghiale, la lepre o il fagiano. Al di là del parametro scientifico che, ovviamente, non attribuisce al muflone nessun problema di conservazione (altrimenti non sarebbe una specie cacciabile), non riesco a capire cosa abbia di diverso rispetto ai milioni di animali che vengono abbattuti ogni anno in Italia con l’attività venatoria. Ancora meno capisco cosa abbiano di speciale le poche decine di mufloni presenti all’isola del Giglio rispetto agli oltre 400 che la regione Toscana consente di abbattere ai cacciatori toscani ogni anno o ai 1300 daini abbattuti nell’ultimo anno nel parco di Migliarino San Rossore. Perché questa campagna mediatica per i mufloni dell’isola del Giglio e il silenzio su tutti gli altri? Sembra quasi che il Parco Nazionale Arcipelago Toscano sia l’unico che fa azioni del genere ed invece nel 2020 sono stati abbattuti nei soli parchi nazionali italiani quasi 5000 ungulati (cinghiali, cervi, mufloni). Magari un capovaccaio, che è un avvoltoio, ai più può apparire di aspetto sgradevole, anche se per me è splendido, figuriamoci ragni, pipistrelli e scorpioni, mentre un muflone resta più simpatico, ma per noi i parametri sono altri».

 

Gli animalisti dicono che se ci sono le cosiddette specie aliene la colpa è dell’uomo.

«Su questo hanno perfettamente ragione, una specie aliena è proprio una immessa volontariamente o involontariamente dall’uomo in zone diverse dal suo areale originario. Peraltro tutto quello che minaccia la biodiversità è opera dell’uomo, ovviamente. Se si va sul sito della Red List dell’IUCN per ogni specie si trovano i relativi fattori di minaccia. Ad esempio per la foca monaca vengono elencati: sviluppo residenziale e commerciale, traporto marittimo, modificazione degli ecosistemi, pesca eccessiva, disturbo diretto per attività ricreative ed esercitazioni militari, specie aliene, inquinamento e cambiamenti climatici. Come si vede, tutte attività umane, naturalmente, “colpa” dell’uomo. E noi che lavoriamo la conservazione della biodiversità cosa cerchiamo di fare? Correggere gli errori o le azioni negative che fa l’uomo sull’ambiente. Se un luogo è inquinato cerchiamo di bonificarlo, se un territorio è stato deforestato di rimetterci gli alberi e, se in un posto sono state immesse delle specie aliene, di levarle…»

Ma in definitiva sulla questione dei mufloni all’isola del Giglio è disposto a dialogare ancora con il mondo animalista?

«Certo, sono disponibile ad ascoltare ed a tenere conto di sensibilità di un certo mondo, di vedere se riusciamo a venirci ancora più incontro. C’è una sola precondizione per discutere in modo costruttivo, che si sgombri il campo da posizioni del tutto prive di fondamento scientifico e che non aiutano alla conservazione della biodiversità».

A cosa si riferisce?

«Si deve convenire che il muflone è una specie aliena e che va rimossa dall’isola de Giglio, prendendo le distanze da chi afferma che, invece, ci sta bene e non fa nessun danno. Una volta che siamo d’accordo su questo, possiamo ulteriormente dialogare sull’utilizzo dei vari metodi per raggiungere l’obbiettivo dell’eradicazione».


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Tosap, lo sfogo dell’assessora: «Io sono per le aziende»

Le quattro donne della giunta. Da sinistra: Minozzi, Amante, Rusconi e Petrucci

GROSSETO. A Simona Rusconi non poteva toccare compito più complicato. Entrare in giunta da esterna proprio nel ruolo lasciato, ma è un eufemismo, da Giacomo Cerboni.

L’ex assessore al bilancio, cacciato dall’accordo fra i suoi ex amici della Lega e il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ha seriamente intenzione di non farne passare alla maggioranza neppure una, si è visto fin dal primo consiglio vero, dopo quello di insediamento. Forte della sua esperienza amministrativa farà le pulci a ogni riga prodotta dalla nuova Amministrazione.

La mozione sulla Tosap, bocciata in qualche modo dalla maggioranza, è stato solo il primo atto. Le agevolazioni, promesse dal sindaco, arriveranno lo stesso, ma il percorso non è stato certo lineare. E non sarà facile approvare il bilancio di previsione prima della fine dell’anno: l’ultimo è stato varato a marzo.

Così lei, l’assessora, tira fuori le unghie. Perché tutto sembra meno che una disposta a stare all’angolo. Certo, qualche consiglio da Rino Festeggiato, dirigente di settore e allegramente trotterellante nella sala del consiglio lunedì mattina, se lo è fatto dare e se lo farà dare, normale che sia così. Ma intanto affida a Facebook un suo sfogo. Con tanto di maiuscolo iniziale a sottolineare il concetto.

Simona Rusconi: sono per le aziende, la mia vita lo dimostra

«IO SONO PER LE AZIENDE E NON DEVO DIMOSTRARLO, LA MIA VITA PARLA DA SÉ. Paradossalmente conosco molto meno l’amministrazione pubblica che il mondo del privato in cui ho sempre lavorato. Il mio primo vero lavoro è stato alla Grosseto Export dove ogni giorno si sviluppavano idee e si ricercavano contatti per immettere aziende su mercati nuovi, per convincere i buyers che i nostri prodotti avevano un marchio di qualità chiamato Maremma».

«Ho scelto poi di svolgere la professione di commercialista, direi con grande passione, al continuo servizio delle aziende, cercando per loro ogni possibile risparmio di imposte, il finanziamento meno oneroso, la forma societaria più adatta, la soluzione più favorevole ad ogni loro esigenza, ogni possibile contributo pubblico potesse spettargli».

Sono assessore per contribuire alla crescita delle aziende

«Ho intrapreso questo nuovo incarico di assessore al bilancio del comune di Grosseto, in gran parte proprio per le aziende affinché possa contribuire concretamente alla loro crescita…e lo farò… datemi tempo e io lo farò! Ne chiedo poco, quello che serve per elaborare un bilancio di previsione, tirare le fila di ciò che è stato lasciato, insidie comprese, e rendere operative politiche e progetti per uno sviluppo florido della nostra economia e della nostra comunità. Sto già lavorando per loro, con grande dedizione, nel rispetto del valore che riconosco loro di motore dell’economia locale. L’amore per la terra in cui sono nata e sono radicata passa per le aziende e IO SONO PER LE AZIENDE


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Svelato il mistero del curioso manufatto di Albinia

Il mirino di Albinia

ORBETELLO. Quante volte avete percorso l’Aurelia all’altezza del ponte di Albinia? E quante volte vi è caduto l’occhio su uno strano manufatto, proprio a lato del ponte, lato mare? Un manufatto con un’alta base in pietra e due tubi sottili, a meno di un metro l’uno dall’altro, alti alcuni metri.

Un manufatto strano, che, forse non tutti lo sanno, sta lì da 70 anni.

Il manufatto visto dall'Aurelia
Il manufatto visto dall’Aurelia

E, in una via meno transitata, la provinciale della Valentina, che da Fonteblanda va verso il Collecchio, c’è un manufatto gemello, anche in questo caso sul lato mare.

Il manufatto gemello sulla strada della Valentina
Il manufatto gemello sulla strada della Valentina
Un dettaglio del manufatto sulla Valentina
Un dettaglio del manufatto sulla Valentina

Due manufatti che, apparentemente, non si capisce a cosa servano. O, in questo caso, a cosa servissero. Perché la spiegazione è legata alla Seconda guerra mondiale. Sono stati usati, peraltro solo per pochi mesi, circa 70 anni fa.

Il siluripedio di Porto Santo Stefano

I due manufatti curiosi furono realizzati nel 1942, quando iniziarono, a Porto Santo Stefano, i lavori di costruzione del siluripedio, un impianto bellico per il collaudo dei siluri. La zona dell’impianto è oggi facilmente individuabile, perché dopo la demolizione la spiaggia mantiene questo nome.

La spiaggia del Siluripedio
La spiaggia del Siluripedio

«La scelta di Porto Santo Stefano – ci spiega l’architetto Pietro Pettini, grande esperto di storia della Maremma – non fu fatta per caso. Dopo l’Unità d’Italia i Savoia, fra il 1874 e il 1888, realizzarono il forte di Pozzarello e armarono quello di Talamonaccio (proprio sopra a quello, più famoso, dove hanno girato alcune scene di 007 – Quantum of Solace, ndr). Avevano cannoni mobili, ruotanti, come quelli delle corrazzate. Vennero collocati a Talamone e all’Argentario per difendere il porto di Santo Stefano, porto di rifugio della Marina Militare. Santo Stefano da piccolo centro di pescatori diventò così un centro militare di rilievo»

«Durante la II Guerra mondiale Santo Stefano fu uno dei posti con più bombardamenti. Dal 1943 in poi ha avuto oltre 50 incursioni aeree. Però fu individuata come l’area ideale per il siluripedio. Venne costruito anche in fretta, appariva come una struttura enorme in cemento armato».

L’impianto, che di fatto non entrò mai in funzione a causa di un bombardamento americano nel 1943, doveva servire a collaudare i siluri prodotti dalla Moto Fides di Livorno, emanazione della Whitehead di Fiume (società che esiste ancora, Whitehead Alenia Sistemi Subacquei S.p.A., controllata da Leonardo-Finmeccanica, sede principale a Livorno, conosciuta come Wass).

Fu scelta Porto Santo Stefano perché aveva un ampio tratto di mare in una zona tranquilla, dove verificare se i siluri, assemblati a Livorno, avessero le giuste calibrazioni. Di fatto, però, furono fatti solo alcuni lanci di prova.

In una foto dell'epoca, il siluripedio di Porto Santo Stefano
In una foto dell’epoca, il siluripedio di Porto Santo Stefano

I due manufatti gemelli erano mirini

Ecco svelato a cosa servivano quei due manufatti, sull’Aurelia e sulla provinciale della Valentina. Se dalla base guardate verso il mare, infatti, la spiaggia del Siluripedio resta proprio di fronte ai vostri occhi, al di là del tratto di mare. In sostanza, nella prova dei siluri, il lancio doveva mantenersi all’interno dei due bracci che venivano usati come un vero e proprio mirino.

«In origine – spiega ancora Pettini – avevano anche una serie di scacchi bianchi e neri sul lato mare e dei segnali colorati in vetta ai due bracci. Qualcosa di simile resta anche nel golfo di Talamone, dove ora fanno kite: una struttura metallica che si trova a Fertilia. Non dimentichiamo che a quei tempi la costa era completamente abbandonata. Non c’era ancora stato l’Ente Maremma, c’erano solo alcuni laghi costieri bonificati negli anni ’30».

Il manufatto sulla spiaggia della Fertilia
Il manufatto sulla spiaggia della Fertilia

Il manufatto di Fertilia da vicino

Il manufatto di Fertilia da vicino

Il percorso dei siluri
Il percorso dei siluri

LA MAPPA

Il percorso dei siluri
Il percorso dei siluri

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Fontana, Gasparri, Rosichini: a Pisa trionfa la Maremma

PISA. Anche a Pisa il beachtennis maremmano si impone alla grande. E se le vittorie di Niccolò Gasparri (con Andreolini) e Damiano Rosichini (con Elena Francesconi) stupiscono fino a un certo punto, a confermarsi ad altissimi livelli è Tommaso Fontana che, con il compagno viareggino Davide Baccili, ha conquistato il torneo limitato terza categoria. Al momento Tommy è 4.1, ma alle prossime classifiche tutto lascia pensare che lo troveremo più in alto. E, se manterrà testa e impegno, chissà che presto non faccia un altro importante salto di qualità.

Ma andiamo con ordine. Il torneo, splendidamente organizzato, era nella bella struttura del BeachSpace di Pisa, in due giornate, sabato 20 e domenica 21.

Molte le coppie nel limitato terza categoria maschile. Nella parte bassa del tabellone Tarducci-Poggetti hanno avuto la meglio su Salvetti-Genovesi (9-2) e su Filippo Garavini-Modica (9-5). Mentre nella parte alta Fontana-Baccili hanno superato prima Cei-Bertuccelli (9-5) e poi, al termine di una vera e propria battaglia, la fortissima coppia Spella-Gori (9-8). La finale è stata combattuta e bellissima, ma la coppia maremmano-viareggina l’ha presa in mano a metà set e non l’ha più mollata.

Combattuto e spettacolare il torneo open maschile. Anche qui con i maremmani protagonisti. Nella parte bassa del tabellone è stata fantastica la semifinale fra Damiano Rosichini che giocava in coppia con Stefano Trasatti e Giacomo Cappuccini che aveva come socio Andrea Veronesi. Questi ultimi hanno vinto 7-5 6-3. Dall’altra parte Niccolò Gasparri che giocava con il ferrarese Luca Andreolini ha superato in semifinale Lencioni-D’Andrea (6-4, 6-1). Poi Gasparri-Andreolini hanno battuto in finale Cappuccini-Veronesi (6-3, 6-1).

Luca Andreolini e Niccolò Gasparri

Nel doppio misto open vittoria per la coppia Damiano Rosichini-Elena Francesconi che, in finale, hanno battuto la fortissima coppia Stefano Trasatti-Giulia Ansani. Una partita combattutissima, decisa da un paio di palle (9-7). Ma il beachtennis è bello anche per questo.

Infine nel doppio femminile open, con purtroppo poche coppie in campo, le due Giulia (Ansani e Cerutti) hanno avuto la meglio della coppia maremmana Alessandra Moroni-Francesca Del Fa.


Stop, per ora, alle agevolazioni per la Tosap

GROSSETO. Saranno consigli comunali meno noiosi del solito, in questa legislatura. Già dal primo si è capito con chiarezza, quando la maggioranza si è arrampicata sugli specchi per bocciare la mozione di Giacomo Cerboni sulla Tosap sulla quale sono tutti d’accordo, ma non si può approvare perché gravata dal vulnus di essere stata presentata dall’ex assessore al bilancio.

E con la nuova assessora che, sia pur scusata dal dover affrontare uno scoglio mica da poco alla prima vera apparizione in consiglio, ha provato ad uscire dall’angolo solo leggendo una nota scritta e annunciando che le misure per i commercianti saranno comunque ripresentate in tempo. Insomma, le misure vanno bene, siamo tutti d’accordo, ma non lo deve dire Cerboni.

Perché il problema è serio e i tempi strettissimi.

Ci sono attività, in città, che hanno avuto uno sconto sulla Tosap, oltre alla possibilità di triplicare lo spazio all’esterno che rischiano, anzi in attesa di nuove disposizioni al momento è una certezza, di trovarsi dal primo gennaio 2022 a pagare tariffa piena e di avere quei 2/3 in più tassati, a meno che non rientrino nei loro spazi originali. Non un dettaglio, insomma.

Ed è stato anche divertente vedere come una scelta fatta dalla passata amministrazione, che è la stessa di adesso, sia stata in qualche modo se non… sconfessata, almeno aggirata dalla maggioranza, mentre la minoranza, che è la stessa di prima anche quella, l’ha difesa votando a favore. Delle curiose sliding doors dalle quali in qualche modo i consiglieri seduti alla destra del sindaco, meno Cerboni ovviamente, sono usciti parlando di “modalità di presentazione non corretta”, “mozione non concordata prima”, dimenticando che alla fine i consiglieri comunali rispondono prima di tutto ai propri elettori e non certo alla giunta o alle coalizioni.

Vedremo come se ne uscirà e se le agevolazioni saranno ripresentate in tempo, certo è che Cerboni rischia di essere una continua spina nel fianco della maggioranza. E poco importa se dovesse uscire dalla Lega, alla fine sarà sempre l’ex assessore al bilancio.

Cerboni, atto pesante che penalizza le attività economiche

Lo stesso ex assessore ha poi diffuso una nota alla stampa: «Edicole, bar, ristoranti, cantieri edili etc… non avranno per il 2022 le stesse agevolazioni degli ultimi 5 anni. La maggioranza al Comune di Grosseto ha respinto la “mozione Cerboni” per proseguire sulle riduzioni tariffarie sul suolo pubblico introdotte fin dal 2017 e, persino, per confermare la possibilità di ampliamento gratuito fino alla triplicazione delle occupazioni (contestato, in particolare, dalla Lega), per il distanziamento Covid».

«Si tratta di un atto pesante che mette in discussione le politiche tributarie del Comune e che crea un aumento degli oneri a carico delle attività economiche del territorio. Tutto questo solo perché la mozione è stata presentata solo su mia iniziativa, ma non per il merito della proposta. Le attività economiche non possono rimetterci per le ripicche della politica; se una proposta è buona va votata, indipendentemente da chi e come la presenta».


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Scatta lo sciopero, in 20 cacciati dalle Poste centrali

Il bancone delle Poste centrali senza impiegati

GROSSETO. «Ora è sciopero, andatevene tutti».

Succede a mezzogiorno di sabato 20 novembre, alle Poste centrali. Suonano le campane del Duomo, dodici lenti rintocchi a segnare la metà del giorno, e i pochi impiegati presenti delle Poste centrali di piazza della Vasca, o piazza Rosselli come la chiamano in pochi, forse neppure tutti i grossetani sanno che in realtà si chiama così, incrociano le braccia.

Poco conta se, in quel momento, nei saloni maestosi di epoca fascista progettati da Angelo Mazzoni negli anni ’30, ci sono una ventina di persone, forse qualcuna in più. Alcune delle quali sono lì da un’oretta, anche un’oretta e mezzo, ad aspettare di ritirare una raccomandata o un pacco. Lo sciopero è sciopero, è un diritto dei lavoratori. E poco importa se le Poste, pur private, danno un servizio pubblico.

Così qualcuno, che magari ha perso la mattinata in quelle interminabili code a guardare lo schermo dei turni che sembra non cambiare mai, si arrabbia e alza la voce. Urla, proteste, gli impiegati chiamano anche i carabinieri.

Che poi, quando passano, è ormai tutto finito e i portoni del palazzo del ventennio sono ormai chiusi. I clienti delle Poste, che magari più avanti si rivolgeranno a un altro servizio, se ne sono andati a passare il sabato in famiglia, contando di riprovarci lunedì.

Il portone delle Poste chiuso
Il portone delle Poste chiuso

«Non è possibile stare due ore in coda e poi sentirsi cacciare per uno sciopero», urla un signore con uno sgualcito numerino A e qualcosa in mano. «I cartelli che avvertono dello sciopero ci sono» replica un’impiegata. E, in effetti, qualche cartello esposto c’è. Nel quale le Poste si scusano anche.

Il cartello che avverte dello sciopero
Il cartello che avverte dello sciopero

Sciopero delle Poste per gli straordinari

E, in effetti, si scopre che la “cacciata” dei clienti è avvenuta a mezzogiorno proprio perché è l’ora di fine turno. E lo sciopero è legato agli straordinari.

Lo sciopero dello straordinario è stato indetto dal 2 novembre al primo dicembre dai sindacati della base dei lavoratori Cobas Poste, Cub Poste e SLG-CUB Poste, che spiegano: «Scioperiamo perché le cose non sono come le rappresenta la propaganda aziendale sui mass-media e in politica. C’è bisogno di assunzioni vere, stabili e congrue. C’è bisogno di rispetto reale per le condizioni di lavoro, in merito alla sicurezza e alla salute. C’è bisogno di lealtà da parte aziendale, che non deve scaricare sui lavoratori le proprie spese, come quelle dei tamponi».

Poste, per i sindacati mancano 90mila dipendenti

«C’è un vuoto – proseguono – di 90.000 unità, da riempire seriamente, con i trasferimenti volontari di sede richiesti, da anni, dai lavoratori fissi e le stabilizzazioni degli ex precari che attendono, invano, in graduatoria, per abolire l’incivile sistema di consegna della posta “a giorni alterni e rarefatti” e ripristinare il servizio di consegna giornaliera, per riaprire gli sportelli chiusi e i 1.900 uffici postali soppressi, a livello nazionale, e per lavorare in modo decente. C’è bisogno di non affossare il servizio pubblico, perché altrimenti si perderanno altri posti di lavoro e perché la cittadinanza ha il diritto a un servizio di livello europeo e non da terzo mondo. C’è bisogno di meno speculazione e più serietà».

Mura, svelati tutti i progetti: c’è il masterplan

Le Mura di Grosseto

GROSSETO. Sono poche le città in Italia che hanno ancora le antiche Mura praticamente complete. In Toscana oltre a Grosseto c’è Lucca, mentre vicino a Mantova c’è quella perla che è Sabbioneta, città patrimonio Unesco. Peraltro queste sono tre cinte che hanno in comune il progettista, Baldassarre Lanci (Urbino, 1510-1571), poi anche Ferrara e Bergamo hanno le Mura quasi complete. Monumenti meravigliosi che dovrebbero attirare il turismo.

Da questo punto di vista Grosseto qualcosa deve migliorare, perché non bastano idee e buoni propositi, serve anche la volontà di intervenire, cioè la volontà di destinare ai progetti fette importanti di bilancio. Ma ora la grande occasione è dietro l’angolo, vedremo se l’Amministrazione comunale la saprà cogliere.

È pronto, infatti, il masterplan sulle Mura di Grosseto realizzato dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze su incarico dell’Istituzione Le Mura. Un masterplan che è anche un atto formale, perché è già stato approvato dal Cda dell’Istituzione e, dopo l’adozione, sarà presto pubblicato, per consentire ai cittadini di fare le proprie osservazioni, per 60 giorni dalla pubblicazione. Un percorso condiviso con la gente, quindi, per poi programmare gli interventi.

L'esagono della Mura di Grosseto
L’esagono della Mura di Grosseto

Un masterplan che disegna, a grandi linee, con una sorta di indirizzo progettuale per ogni zona del meraviglioso esagono cittadino, quale può essere l’utilizzo, il recupero e la valorizzazione del monumento. Progetti che potranno essere realizzati in pochi mesi come in anni e che, ovviamente, richiedono finanziamenti. Anche se una parte degli interventi sono già finanziati.

Il masterplan, peraltro, e non è un dettaglio, sarà portato avanti in condivisione con la Soprintendenza alle Belle arti che, come sappiamo, ha l’ultima parola sugli interventi sulle Mura.

L’inquadramento generale delle Mura nel contesto cittadino

Il masterplan è uno strumento di pianificazione urbanistica a maglia larga, non va nel dettaglio, ma individua comunque delle destinazioni d’uso per le varie aree. La prima parte fa un inquadramento generale, dal sistema delle acque, all’ambiente naturalistico, alla viabilità, fino ai parcheggi.

Un dettaglio non di poco conto è la rilevazione fatta sul sistema delle piste ciclabili che, a Grosseto, è abbastanza sviluppato, ma incompleto.

Il Dipartimento di Architettura sottolinea infatti che le piste non hanno assi di penetrazione verso il centro storico: si può fare il giro (quasi) completo dell’esagono in bici, ma non si entra in centro. E le piste ciclabili esterne non comunicano con le Mura. Del resto chi va in centro in bicicletta lo fa spesso in controsenso dalla passerella di uscita, davanti al carcere. Rischiando anche di essere investito.

Un altro dettaglio che viene rilevato è lo scarso utilizzo dei parcheggi attorno alle Mura. Solo alcuni, in particolare quello gratuito degli Arcieri, sono occupati quasi sempre al 100%. Lo stesso succede in quelli in via Ximenes e Porta Corsica, mentre il parcheggio Oberdan e il parcheggio Amiata sono quasi sempre semivuoti, anche nei giorni di mercato.

Zona per zona, i progetti per le Mura

Ecco, zona per zona, quali sono le linee indicate nel masterplan dall’Università di Firenze.

Bastione della Rimembranza – Qui c’è il palazzo della Finanza, ex Casa del Fascio: negli anni precedenti al periodo fascista fra il bastione e porta Nuova c’era un tratto di Mura. Questo fu demolito fra il 1939 e il 1941 per creare la piazza sulla quale il podestà si affacciava ad arringare la folla. In sostanza, per realizzare un’agorà ai fini propagandistici del regime fu interrotta la circolarità dell’esagono. Il masterplan propone di indire un concorso di idee per la realizzazione di una passerella rialzata che torni a congiungere le due parti delle Mura. Quindi ripristinare circa 150 metri in quota con un’opera architettonicamente rilevante, magari con un progettista importante.

Le Mura tagliate lato Rimembranza
Le Mura tagliate lato Rimembranza
Le Mura tagliate lato Porta Nuova
Le Mura tagliate lato Porta Nuova

Piazza Nassiriya, il non luogo – È una zona della città vuota e poco utilizzata. È in centro, ma è un’area persa per la città. Il masterplan propone un riutilizzo con la realizzazione di zone d’ombra e pensiline. Un’idea semplice ma che, soprattutto, vuole focalizzare l’attenzione sulla necessità di intervento in quella zona.

Piazza Nassiriya, il
Piazza Nassiriya, il “non luogo”

Piazza Esperanto, le Mura da riportare alla luce – Qui l’idea è più articolata. Per capire bisogna partire dalla zona dove Mario Soldateschi, il “cocciaio” della Mura, deceduto qualche giorno fa, aveva il proprio laboratorio. Siamo sotto al Maiano, di fatto. Guardando verso piazza Esperanto si vede una sorta di gradonatura, ora diventata una discesa erbosa: l’idea è di realizzarci un’arena a cielo aperto, che venga utilizzata per piccoli spettacoli.

La parte finale di piazza Esperanto
La parte finale di piazza Esperanto

Ma c’è di più. Le Mura qui furono interrate in gran parte per la realizzazione della piazza. Lo si vede bene dalla parte superiore di un arco che è circa a metà parcheggio: era l’uscita del fosso dei Mulini, quello che si trova anche in via Dei Barberi.

Il mezzo arco del fosso dei Mulini in piazza Esperanto
Il mezzo arco interrato del fosso dei Mulini in piazza Esperanto

Il masterplan propone di riscavare una piccola parte, per creare un camminamento che arrivi fino a Porta Vecchia, l’antica porta medievale della città. Si toglierebbe ai banchi del mercato solo un piccolo spazio, ridando però alle Mura tutta la loro maestosità.

Il Vallo degli Arcieri, è tutto da rifare – Agli architetti dell’Università di Firenze si sono rizzati i capelli in testa quando hanno visto l’enorme spazio, accanto alle Mura, usato per un parcheggio dal fondo sconnesso. A Lucca, in un’area così, ci fanno i concerti che attirano turisti da tutta Italia e non solo, a Grosseto ci mettiamo le macchine, quando metà degli altri parcheggi sono semivuoti. Quindi l’area va recuperata per utilizzi diversi. Prima di tutto per gli spettacoli.

Il vallo degli Arcieri pieno di auto
Il vallo degli Arcieri pieno di auto
Il Lucca Summer Festival, accanto alle Mura di Lucca
Il Lucca Summer Festival, accanto alle Mura di Lucca

Cavallerizza, manca il palco. Qui i lavori sono molto avanzati. Restano da realizzare il palco e gli spogliatoi.

Cassero e Maiano, i soldi già ci sono

Una parte dei progetti per il Cassero e il Maiano sono già stati finanziati. Al Cassero è stato recuperato il palco degli spettacoli, che cadeva a pezzi e l’idea, d’accordo con la Soprintendenza, sarebbe di creare una copertura, per avere una sorta di auditorium. Qui ci sono anche i soldi del Pinqua da spendere.

Per il Maiano ci sono oltre 200mila euro da spendere, grazie ad un finanziamento regionale. Serviranno per recuperare  la galleria sottostante al bastione e quella che va da piazza Nassiriya e si ricollega in via Saffi, per capire proprio davanti alla ferramenta del Cavalieri. Così sarà possibile avere l’accesso al centro anche da un altro ingresso, magari piazzando dei cancelli per la chiusura notturna. Sono percorsi bellissimi, che possono essere anche allestiti in vari modi.

L'uscita del percorso sotto al Maiano in via Saffi
L’uscita del percorso sotto al Maiano in via Saffi

Manca, per ora, il recupero della meravigliosa cisterna che è sotto al terrazzo del Maiano. Al momento è tutta piena di ponteggi metallici. L’idea è di toglierli, per creare un percorso interno, che racconti i legami del sistema delle acque in Maremma, tutti i collegamenti dalla Diaccia Botrona a Grosseto, fino al Diversivo. Questa è la proposta progettuale, che prevede anche il recupero del laboratorio del Soldateschi. Spazi grandi e bellissimi, dove si potrebbe pensare anche a un negozio di prodotti tipici o un’enoteca, in collaborazione con privati.

Il problema del verde

Anche se grazie alla coop Uscita di Sicurezza almeno il verde del Mulino al vento è stato recuperato, il 60-70% delle piante sulle Mura sono infestate o ammalorate, in gran parte da abbattere. Qui serve un importante piano di investimenti da parte del Comune, d’accordo con la Soprintendenza. Ci sono aree (si vada a vedere la zona dietro all’ex Marraccini) in condizioni disastrose.

Le gallerie, cambia la filosofia

Sulle gallerie da prima del covid a oggi la filosofia è diversa. Insomma, è cambiato l’orientamento sull’intervento. Prima si cercava un privato che avesse da investire cifre importanti per il recupero, ora invece è la stessa Istituzione Le Mura che, baluardo per baluardo, ha intenzione di metterci le mani per iniziare a sistemarli e, solo dopo, cercare la collaborazione dei privati. Ci vorrà tempo, sia chiaro, ma una prima scaletta di interventi c’è già.


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Quel pacco di tessere nuove che fa litigare il Pd

GROSSETO. Per il Pd ci vorrebbero un paio di congressi all’anno. Niente funziona meglio del congresso all’orizzonte per fare nuovi tesserati, spuntano come funghi un po’ ovunque.

Perché al congresso votano i tesserati e chi ne porta di più vince. Ma dietro questa regola così chiara e normale, quasi lapalissiana, si nascondono forti scontri fra le correnti interne del partito che si piacciono poco nei momenti normali, immaginatevi quando ci si va a contare al congresso.

Così è successo che siano arrivate in sede, entro l’8 novembre, termine ultimo per il tesseramento dei nuovi, una “paccata” di tessere, oltre 240 tutte portate dal solito consigliere comunale, Ciro Cirillo, e di queste circa 180 fatte direttamente da lui, le altre fatte da persone a lui in qualche modo collegate, visto che la consegna è avvenuta in un’unica soluzione.

Un numero importante, tutte tessere regolari, sia chiaro, anche se con la controfirma del tesoriere che, a guardare bene il regolamento, non potrebbe farlo. Sono in corso indagini interne anche per capire come si sia arrivati a tesserare tutte queste persone insieme.

Così la commissione tesseramento, che si è riunita mercoledì 10 sera, su queste tessere si è accesa, la discussione è stata lunga. Alla fine sono state passate con il voto a maggioranza. Ma è in arrivo un ricorso.

Insomma, un caos che non è certo il viatico migliore verso il congresso. Soprattutto in una zona, la Maremma, che esprime il responsabile nazionale per il tesseramento, che è Marco Simiani.

La commissione tesseramento è così composta – Colline Metallifere: Ariganello, Spadini. Area sud: Vadi, Mugnaioli. Amiata: Tosini, Passalacqua. Grosseto: Valentini, Scoccati, Bastianini. Inoltre si aggiungono Militello e Pacciani.

Balneari, Guerrini: «Stiamo uniti». Sabbatini: «La politica ha fallito»

GROSSETO. Sia chiaro, se l’aspettavano. Ma non pensavano di avere solo due anni per organizzarsi. E capire cosa accadrà nel 2024, quando tutte le concessioni demaniali andranno a gara, per effetto delle sentenze del Consiglio di Stato. Che, oltre alle concessioni balneari, va a toccare anche tutte le altre, ambulanti compresi.

Fra i balneari c’è chi predica pazienza, aspettando che gli avvocati decifrino a fondo le sentenze 17 e 18 del 2021, c’è chi è molto preoccupato, perché ha comprato il bagnetto l’anno scorso e certo non può ammortizzare la spesa in tre anni. Ma tutti dicono una cosa: serve unità per affrontare il problema, una compattezza che vada oltre alle sigle.

Il primo a sostenere che serve una linea comune è Simone Guerrini, titolare del bagno Moby Dick, uno degli stabilimenti più a nord di Marina di Grosseto e presidente dell’Associazione Balneari, nata nel 2010 fra i titolari e i gestori dei bagnetti del litorale del comune di Grosseto.

Simone Guerrini
Simone Guerrini

«La cosa che non mi torna è che i giudici si sostituiscano al potere legislativo dello Stato. Fra l’altro stabilendo i criteri. Non pensavamo che entrasse nel merito della 145 (la legge del 2018 che stabiliva la proroga delle concessioni al 2033, ndr). L’Unione europea dovrebbe rivedere tutto il contesto del libero mercato: non ci dimentichiamo che solo alcuni Stati si affacciano sul mare e l’Italia è l’unico ad avere una rete di stabilimenti così importanti. Neppure la Spagna li ha. Il problema è che, dal 2006, la politica ci ha tutelato poco, di qualunque colore sia o sia stata».

Ma ora come vi muovete? Molti hanno fatto investimenti importanti

«Prima di tutto c’è da capire cosa dice di preciso il Consiglio di Stato. Gli avvocati sono già al lavoro. E poi dobbiamo essere tutti uniti, serve una linea comune fra tutte le associazioni, per parlare chiaro alla politica. Probabilmente la sentenza andrà alla Corte europea, non è detto che sia finita qui. E comunque una riforma ce l’aspettavamo, però facciamola in modo chiaro. Sennò si bloccano gli investimenti. Qui c’è gente che ha comprato il bagno l’anno scorso, pensando di andare al 2033. Queste persone come saranno risarcite? Lo Stato prima fa una legge, poi la magistratura dice che non va bene. A quel punto faccio io causa allo Stato, perché ho un atto firmato, andato sul Burt regionale. Si entra in una situazione pazzesca».

Si blocca anche una parte di economia

«Gli stabilimenti balneari e il turismo costiero sono una fetta importantissima, assolutamente maggioritaria. Altra cosa, la mappatura. La devono fare dal 2016, ora si pensa di farla in sei mesi. L’ha fatta la Liguria e hanno visto che su 3200 concessioni, sono solo 1200 gli stabilimenti. Le altre sono per attività diverse. Comunque ora aspettiamo che gli avvocati ci spieghino per bene le sentenze del Consiglio di Stato, poi lavoriamo per tenere insieme tutte le sigle. Ora non contano i distintivi, contano gli obiettivi».

L’evidenza pubblica, percorso corretto

Adalberto Sabbatini è il responsabile dei balneari di Cna e uno dei titolari dell’Ultima Spiaggia, a Capalbio. La spiaggia dove tanti vip, e tanti politici romani, passano una bella fetta della loro estate. Ma avere i politici “a disposizione” così a lungo non è servito a ottenere che la legge quadro arrivasse in porto. Anzi.

Adalberto Sabbatini
Adalberto Sabbatini

«La politica è la prima responsabile, prima o poi doveva succedere. È dal 2009 che ci portano in giro con una legge quadro, promessa all’Europa, che non è stata mai fatta. Si va di proroghe continue, alla fine il Consiglio di Stato ci ha messo del suo, peraltro ignorando una legge dello Stato. Gli avvocati stanno leggendo bene le sentenze, vediamo. Fra l’altro il Consiglio di Stato dice che le proroghe non si possono dare e poi ne dà una fino al 2024. C’è qualcosa che non torna».

L'Ultima spiaggia a Capalbio
L’Ultima spiaggia a Capalbio

La politica doveva risolvere il problema prima

«Il Consiglio di stato gli ha tirato le orecchie e li ha messi con le spalle al muro. Ora la legge quadro la devono fare».

Qualche Comune, però, aveva trovato delle soluzioni

«La procedura che hanno fatto a Capalbio, Castiglione della Pescaia, Orbetello e Grosseto a mio avviso è corretta. Hanno applicato la legge 145 del 2018, ma hanno anche seguito le indicazioni dell’Europa, cioè hanno fatto l’evidenza pubblica. Quindi, prima di rinnovare le concessioni, sono state pubblicate per eventuali altri interessi. Ho parlato già con alcuni avvocati, che pensano che le nostre concessioni siano valide fino al 2033. Se verranno ritirate, faremo ricorso».

Lolini: «Un’ingiustizia. Noi della Lega ci opporremo fino all’ultimo»

«Una profonda ingiustizia nei confronti di chi, da decenni, ha dato un contributo importante allo sviluppo turistico dell’Italia, ma soprattutto il rischio di perdere tantissime aziende a conduzione familiare a favore dei grandi tour operator». È l’amaro commento dell’onorevole Mario Lolini, commissario della Lega Toscana, alla sentenza del Consiglio di Stato che obbligherà tutti i comuni italiani a mettere a bando le spiagge dopo il 2023.

«Molti comuni toscani, tra cui Grosseto che era stato un modello per molti altri di tutta Italia – afferma Lolini- avevano ben operato ed avevano prorogato le concessioni, così come previsto armonizzando la normativa europea a quella italiana, e come concordato a Bruxelles dall’ex Ministro Centinaio, fino al 2033. Purtroppo ancora una volta si è persa l’occasione di fare chiarezza sulla normativa e si va di nuovo a penalizzare i balneari locali in favore dei grandi gruppi, spesso stranieri, così come imposto dall’Europa con la Bolkestein. Noi della Lega ci opporremo in tutte le maniere».

Fratelli d’Italia, Rossi: «A rischio tantissime imprese a conduzione familiare»

«La sentenza del Consiglio di Stato, di fatto da l’ennesima mazzata ad un settore, come quello dei balneari, che da anni, se non decenni, è uno tra i motori trainanti dello sviluppo turistico, sono solo della nostra provincia e regione, ma di tutta l’Italia», è quanto afferma Fabrizio Rossi, coordinatore regionale toscano Fdi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che costringerà i nostri comuni italiani a emettere bandi per la concessione delle spiagge dopo il 2023.

«Tantissimi comuni in Toscana, tra i quali anche quello di Grosseto, avevano ben operato, provvedendo alla proroga delle concessioni governative, adesso con questa sentenza, un intero settore ritorna nell’incertezza e nel più grave disagio. Ancora una volta vengono penalizzati i nostri balneari, e questo l’Italia non se lo può permettere. Noi di Fratelli d’Italia combatteremo in tutte le sedi opportune per difendere l’intera categoria», conclude Fabrizio Rossi.


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Piscina via Lago di Varano, salta il contratto di gestione

GROSSETO. La sentenza del Consiglio di Stato è arrivata lunedì 8 novembre.

E dà ragione all’Anac, Autorità anti corruzione, che aveva fatto appello a una sentenza del Tar che, in primo grado, aveva sposato la tesi del Comune di Grosseto.

Al centro del contendere c’è l’affidamento della gestione della piscina di Via Lago di Varano, assegnata, in un primo momento, alla Olimpic Nuoto Napoli. Piscina intitolata all’ex sindaco, Giovanni Battista Finetti. La Olimpic Nuoto gestisce anche la piscina comunale di Piombino.

Una procedura aperta indetta dal Comune di Grosseto nel giugno 2019 per l’affidamento in concessione dei lavori di riqualificazione energetica, della relativa progettazione definitiva ed esecutiva e del servizio di gestione della piscina comunale di via Lago di Varano, di durata ventennale e valore totale pari a € 8.961.734,63, di cui € 246.568,31 per l’esecuzione dei lavori di riqualificazione energetica.

Al secondo posto è arrivata la società Virtus Buonconvento, società che gestisce anche la piscina di via Dei Barberi, peraltro riaperta proprio lunedì 8, che lamentava l’illegittimità dell’assegnazione per aver l’Olimpic Nuoto dichiarato di appaltare interamente a terzi, mediante procedura a evidenza pubblica, le attività di progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, nonché tutte le lavorazioni da eseguire.

Virtus Buonconvento e Comune di Grosseto avevano così deciso di chiedere un parere all’Anac, dichiarando che si sarebbero attenuti a quanto stabilito dall’Autorità anticorruzione. Il procedimento si concludeva con la delibera n. 1053/2017, con cui Anac, rilevato che l’aggiudicataria si era avvalsa di una modalità di qualificazione prevista dalla lex specialis, riteneva

“non conforme alla normativa di settore la clausola del bando di gara che riconosce al concessionario, in possesso dei requisiti di qualificazione necessari allo svolgimento del servizio, la possibilità di appaltare interamente a terzi i servizi tecnici e le lavorazioni previste negli atti di gara”.

Ma il Comune di Grosseto, invece di prendere atto del parere dell’Anac, lo impugnava davanti al Tar del Lazio che, con sentenza 10997/2020 gli dava ragione.

Alla sentenza del Tar si è opposta la stessa Anac, alla quale la Virtus Buonconvento si è affiancata nel ricorso al Consiglio di Stato, che poi ha ribaltato la sentenza: «Già in commissione – spiega Gianluca Valeri, presidente della Buoncovento – feci presente che l’altra ditta non aveva i requisiti per partecipare per il codice degli appalti. Proprio per questo noi avevamo partecipato in Ati (associazione temporanea d’imprese, ndr) con aziende che avevano tutte le certificazioni necessarie. Però il bando era un po’ contradditorio. A mio avviso sarebbe stato necessario un parere legale già dopo la prima commissione».

Il problema è che i tempi erano stretti. Così si andò avanti. A gara vinta dal concorrente, la Buonconvento fece ricorso all’Anac: «Chiedemmo, insieme al Comune di Grosseto che era convinto del proprio operato, un parere vincolante all’Anac. Con l’impegno che le parti si sarebbero adeguate. Così non è stato, perché Anac ci ha dato ragione e il Comune di Grosseto ha impugnato il parere al Tar».

Il ricorso al Consiglio di Stato l’ha fatto poi l’Anac: «Ci siamo accodati volentieri all’Anac, dopo la sentenza del Tar. Poi il ricorso l’abbiamo portato avanti noi con gli avvocati Susini e Cardinali di Firenze e lo studio legale Scaffarelli di Roma. Ci è arrivata la sentenza ieri, la nostra tesi è stata accolta su tutta la linea».

E ora cosa succede?

«Ora si torna alla decisione vincolante dell’Anac che diceva che la ditta prima classificata non aveva le caratteristiche per partecipare alla gara. Se si rimette l’orologio alla commissione, la ditta va esclusa e, se la gara rimane in piedi, noi siamo davanti. Avevamo partecipato in tre, ma noi eravamo arrivati secondi».


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