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Gli allevatori chiedono il sostegno della Regione contro le predazioni

L’associazione DifesAttiva ha chiesto un incontro e l’istituzione di un tavolo di confronto con esperti, associazioni e istituzioni
Luisa Vielmi tecnico DifesAttiva
Luisa Vielmi tecnico DifesAttiva

GROSSETO. Difendere le greggi dall’attacco di lupi e di altri predatori con i cani da pastore e con le recinsioni è un metodo tra i più utilizzati, ma anche tra quelli che, nel tempo, pesano di più sulle finanze di un’azienda.

Per questo, DifesAttiva, l’associazione locale di allevatori che a difesa delle greggi dagli attacchi di predatori utilizzano cani da guardiania o recinzioni del progetto Medwolf, ha chiesto un incontro alla Regione perché venga individuata una modalità di sostegno economico alle aziende, che si fanno carico di spese consistenti. Sullo stesso tema, DifesAttiva chiede l’apertura di un tavolo di confronto anche alle associazioni, alle istituzioni del territorio e ai rappresentanti del mondo zootecnico.

«Siamo spesso ospiti di altre regioni che ci chiamano per testimoniare l’utilità dei sistemi di prevenzione, ma anche per sapere quale vita ha la nostra tipologia di allevamento – spiega Francesca Barzagli, presidente di DifesAttiva – e quali sono i nostri impegni per valorizzarlo. Adesso chiediamo di discuterne con la Regione Toscana: siamo sicuri che con il sostegno delle istituzioni si possa fare un grande passo avanti”.

Oltre alle spese di normale routine per la difesa delle greggi, infatti, pesano sui bilanci delle aziende anche fattori esterni straordinari. Ad esempio, in un’annata come il 2021, la siccità. Il bestiame non va più fuori perché ci sono sempre meno pascoli, occorrono dunque ricoveri notturni per gestirlo nelle ore più calde. Tutto questo modifica anche la vita del cane da protezione che rimane con il bestiame all’interno della stalla e modifica il suo comportamento.

«Bisogna capire capire – spiega Luisa Vielmi, tecnico di DifesAttiva – che uno strumento di prevenzione come il cane, per diventare davvero utile, deve essere ben custodito e ben cresciuto dal pastore. Quindi, l’allevatore deve sobbarcarsi costi molto importanti che, purtroppo, in Italia sono sostenuti solo dalle stesse aziende. In altri Paesi europei, ma anche in alcune regioni italiane, ci sono forme di aiuto per le spese legate al corretto utilizzo delle misure di prevenzione: il costo economico dei cani, il veterinario, il cibo, il cambio di gestione che l’azienda deve affrontare e la manutenzione delle recinzioni. Anche perché un cane da protezione inserito in un’azienda agricola ma non seguito non riesce a dare il proprio contributo e, in alcuni casi, può addirittura complicare la vita dell’allevatore».

Intanto, dopo due anni di stop alle riunioni in presenza, i soci hanno deciso di ritrovarsi tutti insieme «Ci siamo confrontati sui risultati cercando di capire quanto i cani abbiano realmente risolto i problemi legati alle predazioni – sottolinea Barzagli – e, soprattutto, quali siano gli elementi di criticità che gravano sulle aziende. È stato un confronto utile, anche perché l’associazione nasce per fare rete, confrontarsi e cercare di risolvere le criticità. Le osservazioni e le proposte venute fuori sono fondamentali per noi, dato che vengono dagli stessi allevatori che hanno deciso di accollarsi i costi per mantenere i cani da protezione del bestiame».

 

 

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