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15enne violentata: «Nemmeno una lettera di scuse»

Il centro antiviolenza contro la decisione del giudice di mettere alla prova i ragazzi finiti a processo
violenza donne

GROSSETO. I fatti risalgono a poco più di un anno fa. Tre ragazzi, tutti studenti grossetani, sono accusati di aver abusato di una quindicenne durante una festa di fine anno scolastico a casa della giovane. Il pm ha proposto per due di loro la messa alla prova, mentre per il terzo, che attualmente non vive più a Grosseto ma si è trasferito all’estero, il perdono giudiziale. Il giudice del tribunale dei minori ha invece stabilito che tutti e tre potevano beneficiare della sospensione del processo a patto di non commettere altri reati nei prossimi mesi.

Su questa vicenda interviene ora il Centro Antiviolenza “Tutto è vita” di via Oberdan.

«La legge è legge, ma prendersi gioco della vita di una donna ed impossessarsi del suo corpo è un’altra storia – scrivono dal Centro antiviolenza – Purtroppo in casa nostra, a Marina di Grosseto, verso metà luglio 2020 si è consumato uno stupro di gruppo da parte di tre minorenni su una loro compagna appena adolescente. Vodka e alcol che erano presenti alla festa e  il non sapersi più divertire serenamente hanno portato a far sballare tutti i presenti alla festa, dove purtroppo, la ragazza di appena 15 anni era incosciente e tre suoi “amici” di scuola hanno pensato bene di abusare di lei rinchiudendosi nel bagno ed a turno violentarla».

Il centro antiviolenza attribuisce responsabilità precise: non all’alcol e nemmeno agli abiti eventualmente indossati dalla ragazza.

«Non è certo  colpa dell’alcol o di un abito da sedicenne che ha innescato un meccanismo tanto crudele ed efferato ma la forza di un gruppo di pseudo amici che si appoggiano fra loro e decidono di “divertirsi” – dicono – Divertirsi compiendo violenza su una loro amica. Stuprandola a turno. Ma la ragazza trova la forza di denunciare l’accaduto e si va in tribunale. Un tribunale minorile, a Firenze, dove tutti attendevamo una sentenza  “corretta”».

Di fronte a tre minorenni però, il giudice ha deciso per la messa alla prova. «Purtroppo però il giudice ha pensato di avvalersi della “sospensione del procedimento con messa alla prova” – aggiungono –  dovranno “comportarsi bene”.  I ragazzi in aula sicuramente sono stati dei bravi attori nel mostrare al giudice il loro pentimento e molto bravi i loro avvocati e la loro avvocata».

Pentimento, quello dimostrato nel corso dell’udienza al tribunale dei minori, che non convince le donne del Centro antiviolenza.

«Ma c’è una cosa che non ci è chiara, se una persona è realmente pentita di quello che ha fatto non dovrebbe, almeno, scrivere due righe alla vittima? Una sorta di scusa per quello che hanno fatto, di perdono, di riflessione. Perché ciò non è mai accaduto – scrivono –  Quindi, ci rivolgiamo ai signori avvocati che assistono i ragazzi e facciamo appello alla sensibilità genitoriale degli stessi ragazzi, secondo voi il pentimento come si misura? Può bastare ammettere di avere sbagliato perché tutto sparisca magicamente come se niente fosse? Può bastare una simile sentenza per un’adolescente a cui probabilmente, anzi sicuramente, la vita sarà segnata da questa violenza che si rifletterà su ogni aspetto del suo comportamento? O forse troviamo più dignità e coraggio nell’affrontare le proprie debolezze chiedendo almeno scusa con una lettera? Perché ad oggi la vittima non li ha mai più sentiti ed una lettera sarebbe di gran coraggio! Che genere di uomini pensate che possano diventare questi adolescenti a cui è stata data una pacca sulla spalla e a cui è stato detto che se si comporteranno per bene per i prossimi 6 mesi non succederà niente? Che genere di donna pensate che possa diventare questa adolescente violentata prima in un bagno e poi in un aula di tribunale?».

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